Figuracce renziane

Fertility day, tutti contro la vergognosa campagna del governo che umilia le donne

Gli slogan scelti dal ministro Lorenzin suonano come insulti e accuse contro chi per scelta, necessità, patologia o ristrettezze economiche non ha figli

Redazione

Se l'obiettivo della campagna del ministero della Salute sulla fertilità era far parlare di sé, è stato ampiamente raggiunto, con l'hashtag #fertilityday che è diventato immediatamente top trend su Twitter e le bacheche di Facebook che si sono riempite di commenti sul tema. Il tono però non è quello sperato, con la maggior parte delle reazioni totalmente negativa, e perfino firme come Roberto Saviano e Michela Murgia a schierarsi contro, con l'accusa di aver scelto slogan che "insultano le donne". Il ministro Lorenzin ha deciso che era giunto il momento di sensibilizzare le donne sulla necessità di fare più figli, ma il messaggio è stato recepito come offensivo, e in moltissimi si sono scagliati contro la campagna; molte donne hanno addirittura hanno cambiato la propria foto del profilo Facebook mettendoci la scritta "Io sono mia". A destare maggiore scalpore sono le "cartoline" diffuse per il lancio della giornata.

"Il #fertilityday è un insulto a tutti - ha scritto Saviano -, a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro". Due le critiche principali alla campagna, che ha slogan come "Sbrigati, non aspettare la cicogna" e "La fertilità è un bene comune", oltre a "Genitori giovani. Il miglior modo di essere creativi". Da una parte si afferma che il problema principale che ostacola la maternità è di tipo economico, dall'altra si accusano gli slogan di colpevolizzare le donne che, per volontà o per altri problemi, non hanno fatto figli. "In un Paese con il tasso di disoccupazione come quello italiano, dove chi ha talento, ambizioni e speranze emigra - ha aggiunto Saviano - dove chi non ha la solidità economica di un famiglia che possa garantire studi e accesso alla professione, lascia il Paese, sembra una presa in giro". Al coro di critiche si sono aggiunte diverse forze politiche, facendo notare che "non è che rinunciare a diventare genitori sia una moda da scoraggiare o una consuetudine capricciosa. Non si fanno figli perché non si può".

"La campagna della fertilità? L'ho trovata offensiva. Io credo che innanzi tutto c'è un tema che si chiama libertà delle persone. La gente deve avere la libertà di scegliere". Così la segretaria della Cgil Susanna Camusso, intervenuta mercoledì 31 agosto a Catania durante la festa dell'Unità. "Mi sembra evidente - ha aggiunto - con dati di disoccupazione giovanile così che forse c'è una preoccupazione su come si può costruire una famiglia ed avere delle prospettive future. Poi potremmo parlare dei dati sulle precarietà delle donne. Mi pare che sarebbe necessaria una politica di sostegno ad una libera scelta di maternità e della genitorialità, fatta dalla possibilità di avere delle strutture, fatta di asili nido e di un lavoro stabile. Forse - ha osservato la Camusso - sarebbe meglio occuparsi di questo ed essere molto rispettosi con uomini e donne che procreano e che la fertilità ce l'hanno dal punto di vista medico e forse a cui non piace essere sbattuti sui manifesti".

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