Nazionalisti contro élite

Orbán: "L'UE pro-invasione vuol distruggere il bastione Ungheria"

"In Italia e Austria hanno vinto i patrioti, Israele resiste, Soros non vincerà"

Max Ferrari

Uno scatenato ed ispirato Viktor Orbán ha ipnotizzato una folla oceanica riunita giovedì a Budapest per l'anniversario della rivoluzione anti-asburgica del 1848. Ma l'invasore di oggi - ha spiegato - è ben peggiore e più subdolo. "Da un lato – ha detto - ci sono milioni di noi con un sentimento nazionalista, mentre dall'altro c'è l'élite globale. Vogliono portarci via il nostro Paese e lo stesso vale per gli altri europei: i Paesi che non fermeranno l'ondata migratoria ai loro confini saranno invasi e persi!". Il premier magiaro sa bene che le elezioni ungheresi del prossimo aprile saranno la resa dei conti tra lui (che insieme ai polacchi è l'alfiere del Gruppo di Visegrád) e l'Unione Europea, che farà di tutto per fargli perdere le elezioni al fine di azzoppare Visegrád.

"C'è un progetto ordito da forze esterne, da poteri internazionali e dai loro complici che vedono le prossime elezioni come il momento giusto per attuarlo. Tra poco più di tre settimane, decideremo ancora una volta sul futuro dell'Ungheria. E in queste elezioni, non saranno solo quattro anni in gioco. Dobbiamo prepararci ad affrontare il candidato di Soros". La polemica tra il miliardario che attraverso le sue organizzazioni non governative interferisce nelle vicende interne di molti paesi a trazione 'populista-sovranista' e il governo di Budapest non accenna infatti a diminuire, anzi, e Orbán sospetta (con buone dosi di ragione) che contro di lui si stia preparando una ammucchiata di 'tutti contro uno', dall'estrema sinistra all'estrema destra antisemita, 'sovvenzionata' dall'esterno.

Un gruppo di mercenari sostenuti - ha detto - "da imprese straniere e oligarchi nazionali, attivisti pagati, professionisti, facinorosi che organizzano proteste, la rete di ONG pagato da speculatori internazionali, il tutto riassunto con il nome di George Soros, che li incarna". Gli oppositori di Fidesz, il partito al governo, ha spiegato "possono distruggere il nostro campo solo se riescono a formare un blocco. I nostri avversari sanno che il destino dell'Ungheria sarà deciso per i prossimi decenni e per questo motivo, non si faranno nessuno scrupolo". Sarà una vera battaglia per la sopravvivenza di una Ungheria sovrana e Orbán chiamando ad alzare le bandiere ha esortato: "Questa è la nostra Patria, la nostra vita, e dal momento che non ne abbiamo un'altra, lotteremo fino alla fine e non la lasceremo mai".

"L'Europa e l'Ungheria - ha aggiunto - sono nel mezzo di una lotta di civiltà e affrontano un'ondata di migrazione di massa che mette in pericolo il modo di vivere della nostra gente. L'Europa è ora sotto l'invasione. Se lo permettiamo, allora nei prossimi uno o due decenni, decine di milioni di persone partiranno per l'Europa dall'Africa e dal Medio Oriente. Bruxelles non proteggerà l'Europa. Non è interessata a fermarla, ma piuttosto a sostenere e organizzare la migrazione. Il grande piano dell'opposizione è quello di rompere l'Ungheria, che ostacola i migranti. Non c'è una seconda possibilità e non puoi ripetere un esame fallito; se la nostra diga cede, l'inondazione ci inonderà tutti e l'occupazione culturale diventerà irreversibile".

Per sottolineare come la piccola ma decisa Ungheria sia stata davvero importante come granello che ha inceppato la macchina migrazionista della UE, Orbán ha ricordato che "gli ungheresi erano soli nel 2010, quando ci siamo alzati, ci siamo ribellati, e abbiamo iniziato a combattere a Bruxelles e in altri centri dell'impero... Più tardi polacchi, slovacchi e cechi si sono uniti a sostegno degli sforzi del governo ungherese, poi gli Stati Uniti hanno eletto un presidente 'anti-migrazione' e gli inglesi hanno lasciato la UE".

Da ultimo uno sguardo a coloro che potrebbero essere sotto forme diverse i prossimi partner del gruppo ribelle di Visegrád: "Israele - ha detto Orbán - sta resistendo, i patrioti in Austria hanno preso il sopravvento, e anche gli italiani hanno detto no all'immigrazione". Una panoramica chiara, un progetto chiaro e un appello chiaro: "Ungheresi, la Patria è in pericolo: alzate le vostre bandiere, è tempo di combattere". L'8 aprile è vicino ed è la battaglia dell'Europa dei Popoli.

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