Sono 23 i dispersi

Rigopiano, si scava sotto la pioggia e con il rischio di slavine: salvate undici persone

Identificate le 5 vittime, tra loro anche i genitori del piccolo Edoardo. Il capo della Protezione civile: "Operazioni molto complicate, in condizioni estreme"

Redazione

Si continua a scavare senza sosta su ciò che resta dell'hotel Rigopiano malgrado le condizioni meteo non volgano al meglio e si sia scatenata la pioggia sulla zona di Penne. I soccorritori si devono guardare anche dal rischio concreto di nuove slavine: un lavoro spesso "in condizioni estreme", come ha ricordato sabato il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, che di fatto non si fermano da giorni e proseguono anche di notte alla luce dei generatori. Purtroppo, sul fronte dei sopravvissuti, non si registrano novità al momento e gli estratti dall'edificio sommerso dalla slavina restano 9 mentre i decessi risultano sempre 5 e i dispersi ancora da cercare dovrebbero essere 23. Intanto, sono state riconosciute le ultime due vittime che non erano ancora state identificate: si tratta Barbara Nobilio, 51 anni, di Loreto Apritino (Pescara) in vacanza con il marito ancora disperso e di Sebastiano Di Carlo di 49 anni, il papà del piccolo Edoardo, unico sopravvissuto della famiglia dopo che, sempre sabato, era stato riconosciuto il corpo della mamma Nadia Acconciamessa.


Erano anche loro al piano terra, in alcune stanze a meno di una decina di metri da dove sono stati salvati Edoardo, Ludovica e Samuel. Il tempo di caricare i loro corpi sull'elicottero e dall'ammasso di macerie e neve è uscito il corpo di un uomo: Sebastiano Di Carlo, 49 anni, il papà di Edoardo, orfano dunque di entrambi i genitori. Ora sono cinque le vittime accertate, ma tutti sanno che è un numero destinato purtroppo a salire, considerando che mancano all'appello ancora 23 persone, quelle che vengono definite "dispersi segnalati", cioè coloro che erano nella lista ufficiale degli ospiti, tra i dipendenti o le persone che non soggiornavano in hotel ma la cui presenza è stata segnalata da amici o parenti.


Qualche rumore i Vigili del Fuoco e gli uomini del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza lo avrebbero sentito: "Abbiamo altri segnali da sotto la neve e le macerie - ha spiegato il funzionario dei pompieri Alberto Maiolo - e stiamo verificando. Potrebbero essere persone vive ma, anche, le strutture dell'albergo che si muovono sotto il peso della neve". In tutta la zona in cui una volta c'era il Rigopiano bisogna "muoversi con molta cautela, perché lo stato dei luoghi è pericoloso anche per noi". I soccorritori, lassù a 1.200 metri d'altezza, stanno lavorando in condizioni estreme: da venerdì la neve si alterna alla pioggia, rendendo ancora più pesante quell'enorme ammasso di neve, detriti e alberi sradicati che ha sommerso l'hotel. Il rischio valanghe è salito a 4 su una scala di cinque, "rischio forte", e non è affatto escluso che l'intera slavina possa rimettersi in movimento, per questo chiunque arrivi lassù per lavorare deve indossare l'Arva, lo strumento che consente di essere localizzati sotto le valanghe, e deve registrarsi prima di entrare nell'area di ricerca.

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