taqiyya, e l'Occidente ci casca

Il maligno dietro l'angelo: ecco come l'Islam fa della menzogna uno stile di vita. Per farci fuori

Padre Jacques era amico degli imam e campione del dialogo, ma chi l'ha sgozzato non aveva molta voglia di parlare. La beffa: la moschea era stata costruita su un pezzo di terra donato dalla parrocchia

Luca Morisi

Quando gli stolti - ma più spesso ipocriti e complici -, media occidentali al servizio dell'establishment minimizzano le storie personali dei carnefici islamici ("erano francesi", "beveva alcol e mangiava carne di maiale", "erano integrati e adottavano costumi occidentali"), non tengono conto di un concetto molto chiaro (e molto caro) ai nostri nemici, quelli che ci vogliono far fuori schiacciandoci come insetti indegni di vivere, sfruttando i varchi lasciati tragicamente aperti dalle imbelli, ultra-accoglienti società europee, laiche fino al nichilismo: si tratta della taqiyya, dissimulazione.

Non è solo l'attitudine ad una falsità untuosa, ma una raffinata tecnica di inganno, tesa a distogliere l'attenzione degli "infedeli", una condotta adatta a neutralizzare le critiche verso l'Islam o i musulmani. La menzogna elevata a stile di vita: a un musulmano è addirittura permesso negare o denunciare la sua stessa fede se, così facendo, protegge e diffonde gli interessi dell'Islam, a condizione che rimanga fedele a Maometto nel suo cuore.

E alla taqiyya era abituato anche il 19enne Adel Kermiche: all'apparenza un ragazzo dall'aria pulita, di bell'aspetto (faceva anche il modello), che non pregava in pubblico e magari andava in discoteca, nella realtà un mostro dal volto diabolico, capace di sgozzare un anziano prete come un capretto, a sangue freddo, con un coltellaccio. Così Kermiche e l'altro assassino, un altro 19enne di origini algerine, Abdel Malik P. - con l'aiuto del fratello di quest'ultimo, che è in stato di arresto - sono rimasti sottocoperta fino al momento dell'azione. Francesi, sì, ma di "seconda generazione", espressione magica che dovrebbe tranquillizzarci e invece ci fa imbestialire: perché questi giovanissimi mostri sono cresciuti nella tollerante società europea, hanno frequentato coetanei "francesi-francesi", ne hanno respirato la cultura e i modi, condividendo insegnanti, luoghi di ritrovo, sport e svaghi.

Certo, a differenza dei suoi complici, Kermiche si era in realtà già "scoperto", quando l'anno scorso, affascinato dalla strage di Charlie Hebdo, provò a raggiungere la Siria, passando per Monaco di Baviera: voleva arruolarsi nella jihad. Ritentò a maggio, via Turchia, ma venne respinto. Venne poi arrestato in Svizzera, da dove fu estradato verso la odiata madrepatria di adozione, la Francia, destinazione carcere: un anno di detenzione preventiva e poi - ed ecco la masochistica stupidità delle nostre democrazie, abituate in decenni di cultura e di benessere a cedere, via via, pezzi di sicurezza per estendere gli spazi della libertà - scarcerato per scadenza dei termini.

Dal 22 marzo di quest'anno, Adel è in stato di semilibertà, può uscire con il braccialetto elettronico tutti i giorni dalle 8.30 alle 12.30, la fascia oraria in cui ha compiuto la mattanza nella chiesa di campagna di Saint-Étienne-du-Rouvray, una cittadina normanna di meno di trentamila abitanti, un luogo dove non ti immagini che possa compiersi un atto di tale efferatezza. E il complice di Adel, fino a ieri mattina, seguiva alla lettera proprio la taqiyya, dissimulava, stava alla larga della moschea, si mostrava pienamente "occidentalizzato". La sconcertante facilità con cui l'Isis può reclutare giovani islamici nelle società europee la rivela un ex compagno di scuola di Kermiche, come riferisce il Corriere stamane: è facile, "ce l'hanno con i cristiani e con la Francia, che è laica, e considera gli uomini, e le donne, liberi e uguali". Principi maturati in secoli di progresso, sacre fondamenta della Rivoluzione Francese che però, chissà in quante cosiddette famiglie "islamiche moderate", nella riservatezza delle mura di casa, vengono denigrati e osteggiati. Ingannare, dissimulare, mentire: far credere ai cristiani di essere "integrati" ma, segretamente, condannare il "miscredente" e magari giustificare il terrorista, "perché gli occidentali ce ne hanno fatte tante...".

Non pazzi, non alieni, ma deliberati e vili impostori, che penetrano come burro il molle ventre dell'Europa, in teoria cristiana, eppure così scristianizzata da perdere, insieme ai propri princìpi millenari, anche ogni difesa contro il nemico islamico. E non è forse un caso che, vittima della taqiyya, sia stato proprio l'anziano prete Jacques Hamel, 86 anni, macellato nel martirio, lui che era un campione del dialogo interreligioso, amico fraterno degli imam della regione, lui che amava ragionare di religione e convivenza. Addirittura, la moschea di Saint-Étienne-du-Rouvray era stata edificata su un'area donata proprio dalla parrocchia, magari frutto delle offerte di quei fedeli che, in cambio della loro generosità, hanno ricevuto la barbarie della lama, al grido di "Allah Akbar".

Ma che futuro può esservi per l'Europa cristiana se i portabandiera della Chiesa sono religiosi come monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, che oggi commenta il barbaro assassinio ricordando che "ogni cedimento alla cultura della vendetta, alla superficiale e pericolosa coniugazione tra terrorismo e Islam, tra migrazione e terrorismo genera paura, odio, conflittualità diffusa e indebolisce la cultura dell'incontro, la civiltà dell'amore, la sola che può dare un futuro all'Europa". Parole che certamente suoneranno come musica celestiale per i campioni della taqiyya, abituati a mostrare il volto angelico e poi a conficcarti all'improvviso il coltello in gola. Dio ci scampi da questo tipo di cristiani.

LIBERA LA BESTIA CHE C'È IN TE!

Contribuisci anche tu alla sezione LIVE NEWS, inviandoci un video, una foto o un articolo!

partecipa inviandoci i tuoi:

"Fate la carità". E in centro a Desio finisce a cazzottoni
ennesima rissa tra pakistani in brianza

"Fate la carità". E in centro a Desio finisce a cazzottoni

"Fate la carità". E in centro a Desio finisce a cazzottoni
ennesima rissa tra pakistani in brianza

"Fate la carità". E in centro a Desio finisce a cazzottoni


MC S.R.L.
sede legale: via angelo maj, 24 - 24121 Bergamo
C.f./P.IVA: 04061980167 - R.E.A.: BG-431792
Email: INFO@ILPOPULISTA.IT

direttore: alessandro morelli
condirettore: matteo salvini

ILPOPULISTA.IT È UNA TESTATA TELEMATICA REGISTRATA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO, N. 121 DEL 27/04/2015

per i tuoi annunci: PUBBLICITA@MC-SRL.EU