Re Felipe non fa cenno alle vittime

Un milione di catalani sono scesi in piazza contro la repressione di Madrid

Denunciate violenze e aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Puigdemont cerca dialogo ma non arretra di un passo: "Andremo fino in fondo"

Redazione

Circa un milione persone, 700mila solo a Barcellona, sono scese in piazza in Catalunya per protestare contro le violenze inaudite commesse domenica dalla polizia spagnola contro uomini e donne, disabili e bambini, famiglie inermi che si recavano ai seggi del referendum, come documentato dalle numerose immagini che hanno indignato il mondo intero. Le manifestazioni più importanti si sono svolte a Barcellona, ma ci sono state imponenti concentrazioni in decine di città e comuni catalani, che hanno bloccato il traffico su 24 arterie del paese, fra cui le autostrade Ap7 e C32. Lo sciopero generale ha avuto l'appoggio fra gli altri del governo catalano e dei comuni di Barcellona e Girona.

Il presidente Carles Puigdemont ha convocato una riunione straordinaria del governo per decidere la strategia del 'dopo'. In teoria in base alla legge del referendum approvata in agosto dal Parlamento il prossimo passo dovrebbe essere la proclamazione dell'indipendenza. Una mossa che sarebbe una dichiarazione di guerra a Madrid. Il regime centrale potrebbe reagire con una risposta ancora più dura, fino alla sospensione dell'autonomia e del governo catalani, o anche l'arresto di Puigdemont. Re Felipe, in un breve e patetico discorso tv a reti unificate, ha parlato di unità accusando i catalani di "slealtà inaccettabile" senza però fare alcun cenno alle vittime delle violenze.

La linea decisa dall'esecutivo catalano è quella del dialogo. Puigdemont ha detto che è "il momento di una mediazione internazionale" con Madrid e ha chiesto all'Ue di "smettere di guardare dall'altra parte" e di favorirla. L'obiettivo dell'indipendenza rimane, ma si può trattare. "Oggi non dichiaro l'indipendenza, chiedo una mediazione: si deve creare un clima di distensione che la favorisca". Il presidente catalano ha detto che ci sono già candidati, ha parlato di 'governi regionali'. "Se mi chiamano, anche oggi, sono pronto a una riunione dove vogliono", ha detto il premier basco Inigo Urkullu che ha già tentato negli ultimi giorni di spingere Rajoy e Puigdemont al dialogo.

Puigdemont ha fatto capire che il passaggio in Parlamento nel quale potrebbe essere dichiarata l'indipendenza non è una questione di ore. Non dovrebbe avvenire prima di una settimana. Una possibile pausa nella spirale della tensione delle ultime settimane, dopo mesi di muro contro muro. Puigdemont ha ribadito di non volere una frattura traumatica con la Spagna ma piuttosto una separazione concordata, consensuale. Se si andrà comunque verso la dichiarazione di indipendenza, non è escluso che questa possa essere condizionata, per esempio alla vittoria del fronte del 'si' a elezioni anticipate, oppure con una entrata in vigore ritardata, a sei o nove mesi di distanza.

Anche per Rajoy è stata una giornata di preparazione delle prossime mosse. "Useremo la forza della legge" ha avvertito il ministro della giustizia Rafael Català. Il premier ha visto i leader dei due grandi partiti 'unionisti' che lo hanno appoggiato sulla linea dura, il socialista Pedro Sanchez e Albert Rivera di Ciudadanos. Ottenendo due indicazioni contrastanti: Sanchez ha chiesto un "dialogo immediato", Rivera un pugno di ferro con Puigdemont per impedire la dichiarazione di indipendenza, con anche l'applicazione dell'articolo 155 che consente di sospendere l'autonomia catalana e di destituire Puigdemont.

El Mundo esorta a "non perdere un minuto contro l'indipendentismo", El Pais parla di "ribellione" e accusa Puigdemont di "arroganza xenofoba". Parole che accentuano la frattura fra catalani e spagnoli. Le persone scese in piazza martedì, si dicono pronte a difendere l'indipendenza a costo della vita. Le violenze della polizia spagnola hanno prodotto 884 feriti. Il sindaco di Barcellona Ada Colau ha denunciato aggressioni sessuali da parte degli agenti spagnoli. Puigdemont ha annunciato la formazione di una commissione d'inchiesta, e denunce penali contro i poliziotti e il governo di Madrid. "Andremo fino in fondo".

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