L'intervista

"Quando ti penso, vorrei volare, con la mia dose, al casolare"

Non è una canzone romagnola, ma la tragica realtà dei capanni abruzzesi occupati dai pusher

Alfredo Lissoni

Federico Felli, piccolo imprenditore del settore tessile di Celano, in Abruzzo, quel giorno si era recato al casolare. Ed ha trovato una brutta sorpresa...

Che cosa è successo?


Premetto che, come ogni  anno, all’inizio della stagione agricola nella piana del Fucino, molti casolari non utilizzati dai legittimi proprietari vengono occupati abusivamente da clandestini o da senza fissa dimora. E lì vivono in condizioni igienico-sanitarie scandalose. Mi ero recato nel mio casolare, nei pressi della strada 16, ed ho trovato la porta distrutta; sono entrato ed ho trovato a terra un materasso appoggiato su una porta di legno e delle  coperte; insomma, un letto disfatto dal quale sembrava essersi alzato qualcuno qualche ora prima.


E che cosa ha fatto?

Mi sono detto "Ci risiamo". Ho proseguito la mia passeggiata, nei paraggi, e in un casolare apparentemente abbandonato, poco distante dal mio, ho sentito dei rumori. Mi sono avvicinato ed ho chiesto ad alta voce se ci fosse qualcuno. Subito è balzato fuori un giovane marocchino!


E poi?

Mi sono raccomandato di dire ai suoi amici di non dormire più nella mia proprietà; lui, senza sorprendersi più di tanto, mi ha assicurato che avrebbe passato il messaggio. Chi gli crede? Io sono sicuro che nelle prossime notti qualcuno tornerà a dormire nel casolare...


Usare qualche accorgimento?


Non c'è catena o lucchetto che regga. Questi luoghi finiscono spesso nella cronaca locale perché occupati da spacciatori magrebini; sono nascondigli perfetti per la droga. Loro sono tanti e sanno che non potremo individuarli tutti!

 

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