visite aliene nel passato

I celti e gli extraterrestri: l'enigma dei monoliti

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Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni

Alfredo Lissoni è insegnante di religione e scrittore, socio del Centro Ufologico Nazionale, si occupa da molti anni di ufologia; milanese, già collaboratore del Nuovo Giornale di Bergamo, ha al suo attivo diverse collaborazioni per le principali riviste del settore: Notiziario UFO, Dossier Alieni, Giornale dei misteri, X-files, UFO dossier X, UFO Notiziario del CUN, Oltre la conoscenza, Oltre l'ignoto. Autore di programmi radiotelevisivi e consulente esterno per trasmissioni Mediaset, spesso in TV, ha realizzato diverse opere multimediali per Peruzzo; autore dell'enciclopedia Misteri e verità, ha altresì gestito un videotel ufologico ed è autore di 24 libri sugli UFO.

Quando si parla di antiche visite aliene, i megaliti rappresentano un enigma che ancora non trova una soddisfacente spiegazione convenzionale. Chi e come li ha eretti? E a quale scopo? C’entra Atlantide? Lo crede chi sottolinea come le pietre del sito di Callanish in Scozia, che la leggenda vuole abitato da uno spirito benigno che apparirebbe durante il solstizio d’estate, presentino incisioni che mostrano straordinarie somiglianze con alcune spirali o labirinti ubicati in Galizia (Spagna), a Laye das Rodas, queste ultime interpretate dallo studioso Alfonso Romero come calendari lunari; chi invece ne attribuisce la paternità agli E.T. sottolinea come su una delle pietre di Stonehenge sia inciso il volto di un essere simile ad un alieno Grigio: macrocefalo, occhi grandi e neri, collo lungo; di Stonehenge si favoleggia che sia l'ingresso per le anime dell'aldilà e altresì che fu una razza di giganti irlandesi a portarne le pietre dall’Africa; in seguito re Artù ne avrebbe fatto il proprio campo base; un’errata traduzione del termine table, “tavola” ma anche “pianura”, generò la leggenda dei cavalieri della Tavola Rotonda, in realtà cavalieri della piana rotonda, le cui gesta furono cantate nella Historia Regum Britanniae, scritta nel 1136 dal gallese Goffredo di Monmouth.


Fu questi a sostenere che il Chorea Gigantum o “danza dei giganti” – come veniva chiamata all’epoca Stonehenge – era stato eretto nel V° secolo d.C. al tempo di Uther Pendragon, padre del leggendario Artù. Per inciso, la leggenda del Graal sarebbe stata ispirata dal Calderone di Gundestrup, un manufatto della fine del II° secolo a.C. conservato presso il Museo Nazionale di Copenaghen, un grosso pentolone per riti magici – ricordate la pozione che rendeva imbattibili Asterix e Obelix? – utilizzato dai druidi, i sacerdoti dei celti, ai quali, nel XVIII° secolo William Stukeley, archeologo “dilettante”, attribuì anche la paternità dei megaliti; tesi, questa, accettata ancora ai giorni nostri anche dall’archeologia “ufficiale”.

Sempre in ambito leggendario, è credenza diffusa che l’anello di Brogdar in Scozia, uno dei più importanti cromlech britannici con un diametro di 104 metri, “emanerebbe le energie della Terra”; oggi questa credenza fa ridere, ma in passato dovettero prestarvi fede anche i cristiani, dato che, nel XIV° secolo, alcuni di essi decisero di “sconsacrare” il complesso di Avebury (che consideravano un tempio pagano) rovesciando sistematicamente gran parte delle pietre dentro ed attorno al complesso. L’opera di distruzione proseguì nel XVII° e nel XVIII°, dunque in piena “Età dei Lumi” e “della Ragione” (alla faccia!), allorchè alcuni massi furono ridotti in pezzi con il fuoco, l’acqua fredda ed i martelli.


Un mistero riguarda anche il sito megalitico di Swinside, nell’Inghilterra meridionale, le cui pietre sono semisprofondate nel terreno; si dice fosse opera del diavolo, “che tutte le notti faceva visita al luogo”; dei trecento monoliti disposti in circolo a Castlerigg in Inghilterra si favoleggiava trattarsi di “uomini pietrificati dagli dei”; e poi c'è tutta la sterminata letteratura sulle presunte energie che contattisti, veggenti e sensitivi sostengono di sentire emanare dalle pietre; sulle apparizioni di folletti e UFO; sull’apertura di porte dimensionali. L’archeologo e radiestesista T. C. Lethbridge, recatosi armato di pendolini a Merry Maidens, presso Penzance, “posò la mano libera su un megalito di pietra e ricevette una sensazione di pizzicore come se si trattasse di una scossa elettrica, mentre il pendolo, da un movimento ondulatorio, prese a girare in modo così vorticoso che era quasi orizzontale al suolo. Evidentemente qualche strana forza molto potente si stava manifestando”; “io stesso”, racconta lo scrittore Colin Wilson, “l’ho sperimentata quando mi recai a Merry Maidens con un amico interessato al fenomeno…”.


Tratto dal libro "Colonia Terra", Segno editore.


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