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La conferma: il pakistano arrestato nel milanese stava preparando un attentato

Lo jihadista di 26 anni residente a Vaprio d'Adda, nell'hinterland, è stato catturato venerdì dai carabinieri del Ros e sarà rimpatriato in Pakistan

Redazione
La conferma: il pakistano arrestato nel milanese stava preparando un attentato

I carabinieri del Ros in azione. Foto ANSA

L'incubo del terrorismo islamico si abbatte all'improvviso su Vaprio d'Adda, cittadina nell'hinterland milanese di 9mila abitanti, il 15% dei quali è straniero. Il quotidiano Il Giorno racconta in un reportage che nessuno dei residenti pare aver voglia di parlare di ciò che è successo. Molti affermano di non aver mai conosciuto lo jihadista arrestato venerdì ma qualcuno si ricorda di Aftab, uno dei quaranta pakistani che da anni si sono stabiliti nel borgo sulle rive del fiume. "Sono un gruppo a sé, stanno per conto loro" raccontano al quotidiano in un bar che sta fra la casa dell'aspirante combattente del Califfato e quella dei suoi genitori. In un labirinto di vie e viuzze dell'hinterland cittadino convivono da anni 63 lingue diverse, in un ambiente degradato tra le casupole fatiscenti attaccate una all'altra.

Il 26enne sembrava essere invece uno di quelli che era riuscito a trovare un lavoro ben stipendiato, tale da potersi permettere vacanze all'estero, gite nelle città d'arte e settimane bianche con lo snowboard. Come spesso accade, dietro l'apparente normalità il cuore batteva per l'estremismo islamico. "Esattamente come ai tempi delle Brigate rosse - spiega al Giorno il sindaco Andrea Benvenuto Beretta -. Dietro il vicino che ti apre la porta dell'ascensore, si nasconde un soldato deciso a tutto". la sua amministrazione ha puntato molto sul tentativo di integrazione: "Facciamo corsi di italiano per stranieri stabilendo il primo importante ponte di comunicazione fra culture diverse, mentre le nostre associazioni promuovono dialogo e scambio". Passeggiando per qualche ora nel cuore del paese, il cronista racconta di aver incontrato solo immigrati.

Le case svuotate dall'emigrazione sono state riempite da un miscuglio di nazionalità, tradizioni, culture che faticano non poco a convivere. Gli stranieri hanno creato comunità chiuse, e l'unico contatto con gli italiani pare sia relativo all'affitto da pagare a fine mese. L'appartamento di Aftab, a differenza di molti altri, ha beneficiato di un restauro e non fa parte di quelli sub affittati illegalmente, creando ulteriori problemi di ordine pubblico e sicurezza. Venerdì questa sorta di enclave è stata circondata dai carabinieri del Ros, con il passamontagna sul volto, che si sono introdotti in nell'appartamento per prelevare quell'immigrato modello, arrivato in Italia con la sua famiglia nel 2003.

Passando al setaccio le sue frequentazioni, la Procura ha avuto la conferma di "un crescente processo di radicalizzazione in chiave jihadista". Il sospetto degli investigatori è quello che quel giovane apparentemente mite potesse mettere in pratica il "giuramento di fedeltà al Califfato" dell'Isis, compiendo un attacco a una rivendita di alcolici. Questo infatti è risultato essere il suo obiettivo, secondo gli elementi raccolti nell'inchiesta. Aftab faceva il magazziniere in un grande negozio di articoli sportivi, aveva studiato nel nostro Paese dall'età di 13 anni e il padre è cittadino italiano dall'anno scorso. Secondo gli inquirenti "aveva giustificato gli attacchi di Parigi come legittima reazione ai raid francesi in Siria e Irak contro l'Isis". Ora è in custodia al Centro di identificazione di Torino, in attesa di espulsione per ragioni di sicurezza.

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