La sfida del futuro? La poligamia

Vi dichiaro marito e mogli...

Altro che genitore 1 e 2, altro che unioni civili. È la poligamia la sfida che nell'immediato futuro la società occidentale si vedrà costretta ad affrontare. Complice, la solita immigrazione incontrollata

Alfredo Lissoni
Vi dichiaro marito e mogli...

Si parla tanto di matrimonio omosessuale, di utero in affitto, di educazione gender e non ci si rende conto che una delle sfide del futuro sarà invece una pratica vecchia quanto il mondo...

Ricordate quando al ministro Cecile Kyenge - che diceva di essere cristiana e di essere entrata irregolare in Italia con una borsa di studio avuta da un vescovo ed aveva studiato all'Università romana del Sacro Cuore - si faceva notare che suo padre era un poligamo con 39 figli avuti da 4 mogli? Lei rispondeva che papà era cristiano (anche se poi aveva fatto una macumba vudù a Calderoli), e raccontava alla trasmissione di Lucia Annunziata che nel suo Paese la Chiesa permetteva la poligamia. Era una bugia ma la Chiesa lasciò correre. Ma proprio il discorso della poligamia è un'altra delle grandi sfide che, prima che lo Stato, il Vaticano non potrà lasciar correre, che dovrà affrontare in futuro, come conseguenza dell'immigrazione incontrollata. Il problema non è da poco e riguarda, qui da noi, principalmente gli islamici, ai quali il Corano dice che possono prendere "tutte quelle mogli che riescono a mantenere".

Lo Stato italiano, prima o poi, si vedrà costretto a ratificare questa situazione, e ci chiediamo quale possa essere la reazione della Chiesa, dato che il cattolicesimo vieta espressamente la poligamia (l'articolo 2387 del Catechismo della Chiesa cattolica riferisce che "la poligamia è in contrasto con la legge morale. Contraddice radicalmente la comunione coniugale; nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo"). Un problema analogo l'hanno avuto, e l'hanno tuttora, gli Stati Uniti, ove nell'Ottocento sorsero, nello stato dello Utah, le comunità dei mormoni, anch'essi poligami (tale pratica fu abolita nel 1890 ma diversi adepti si dissociarono e, a tutt'oggi, il fenomeno coinvolge 38.000 famiglie). La battaglia che ha visto alcuni legislatori cercare di perseguire penalmente tale pratica, in barba alla libertà religiosa ha avuto un insolito risvolto: il 14 dicembre Clark Waddoups, giudice federale dello Utah, ha parzialmente abrogato alcune norme che proibivano la poligamia nello stato, dando ragione a Kody Brown, marito di quattro mogli, padre di diciassette figli e, con loro, protagonista del reality show televisivo Sister Wives. La storia della famiglia Brown è stata raccontata dal New York Times che ha cercato anche di capire se la battaglia per il riconoscimento legale della poligamia sia un retaggio di religiosità fondamentalista o piuttosto un avanzamento dei diritti civili così come, per esempio, il riconoscimento dei matrimoni gay. Anche in molte culture africane - e dunque non solo in casa Kyenge - la poligamia è ammessa e diffusa.

Il parlamento keniano, dopo una sofferta e animata discussione, ha approvato una legge che legalizza la poligamia e permette quindi all’uomo a sposare quante donne desidera, senza il consenso della prima o delle altre mogli, com’è invece consuetudine tribale o tradizione nelle comunità islamiche (che rappresentano un quinto della popolazione del Kenya). E la decisione si spiega con il fatto che in molti paesi africani non esistono le pensioni. Sono i figli che si occuperanno dei genitori, quando diventano anziani e incapaci di produrre reddito. Se un uomo ha molti figli, va incontro a una vecchiaia serena. In tempo di crisi economica mondiale, è dunque “necessario” avere sempre una moglie giovane, in grado di mettere al mondo figli sani e forti. Guardando altrove, la Cina è passata dal consentire la poligamia (mirabilmente rappresentata nel film Lanterne rosse di Zhāng Yìmóu) all'ammettere solo la monogamia nella legge sul matrimonio del 1953, dopo la rivoluzione maoista; in l'India la poligamia (troppo costosa per quel Paese) è ammessa solo per i cittadini musulmani.

Se poi i legislatori si volessero complicare l'esistenza, dovrebbero considerare anche il diritto delle donne ad avere più mariti, e non solo il contrario. La cosiddetta poliandria è rara ma non era ignota in India, Tibet, Africa, Oceania; tra i gruppi etnici coinvolti troviamo Kinnaur, Toda, Kerala, Jaunsar Bawar, in Asia, i Masai in Africa, i Bororo e i Tupi-Kawahib in sudamerica noti per anche praticare la poliandria fraterna. Altre società includono alcune tribù degli Inuit canadesi (gli eskimesi), sebbene la pratica sia diminuita bruscamente nel XX secolo a causa del cambiamento dalla religione tribale alla religione Moravian.

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