Referendum costituzionale 2016, un ultimo appello per il NO

Mariano Picarella
Referendum costituzionale 2016, un ultimo appello per il NO

È ormai tutto pronto per il referendum costituzionale (terzo nella storia della Repubblica italiana) di domenica 4 dicembre, quando il popolo italiano si recherà alle urne per decidere il destino della Costituzione, archiviando così finalmente un lunghissimo periodo caratterizzato dalla sfida tra i sostenitori del SI e quelli del NO. I leader dei due fronti si affannano in queste ultime ore a convincere gli eterni indecisi, nella speranza di tirare quanta più acqua possibile al loro mulino. Nonostante manchi solo qualche giorno all’apertura dei seggi, gli indecisi sono ancora tantissimi, probabilmente almeno la metà del corpo elettorale, e proprio loro potrebbero fare la differenza ed essere decisivi per l’esito finale della consultazione, ricordando comunque che non è previsto il raggiungimento del quorum come avvenuto, per esempio, nel referendum abrogativo dello scorso aprile riguardante la durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi in zone di mare. I sostenitori del SI si sono spesi molto nell’elencare improbabili pesanti risparmi derivanti dalla sforbiciata dei senatori e dall’abolizione del CNEL, nel sottolineare come questa riforma renda più veloce e snello l’iter di approvazione delle leggi, e nel sentenziare con assoluta sicurezza come l’Italia diventi più stabile e più forte qualora tale riforma venisse approvata. Tutti argomenti che sono diventati veri e propri cavalli di battaglia, che fanno leva sulle tematiche che più interessano gli italiani: riduzione dei parlamentari, tagli sui costi della politica, risparmi su tutta la linea. Insomma le carte vincenti sembra siano nelle mani dei fautori di questa specie di riforma, ma ad un’analisi un po’ più accurata magari si scopre che il mazzo di carte, mischiato con superba maestria e destrezza dal tandem Renzi-Boschi, è a dir poco truccato. Ecco quindi venir fuori i jolly dei sostenitori del NO, i quali rispondono alle menzogne ed agli imbrogli con solidi argomenti: innanzitutto la riforma non diminuisce assolutamente i costi della politica, visto che la Ragioneria generale dello Stato calcola per il Senato risparmi pari a soli 50 milioni di euro e a fronte dei 300 milioni di euro dovuti all’introduzione della nuova legge elettorale; i 100 senatori vengono nominati rispettivamente 95 dai Consigli regionali e 5 dal Presidente della Repubblica (si può parlare di Senato elettivo?), senza dimenticare che questi nuovi senatori possono godere dell’immunità parlamentare, attualmente non prevista per sindaci e consiglieri regionali; la partecipazione diretta dei cittadini si riduce di parecchio, dato che il numero necessario di firme per presentare disegni di legge di iniziativa popolare aumenta da 50.000 a 150.000; il procedimento di formazione ed approvazione delle leggi non risulta essere più veloce, e a tal proposito si vada a vedere il numero di giorni che furono necessari per approvare la famigerata Legge Fornero; non è previsto il vincolo di mandato per i parlamentari, che quindi potranno continuare placidamente a passare da un partito all’altro; si vengono a creare pericolosi conflitti per quanto riguarda le competenze dello Stato e delle Regioni; si tende a tagliare in modo indiscriminato risorse economiche destinate agli enti locali; dulcis in fundo, nell’art. 117 della nuova Costituzione sono introdotte delle clausole che con tutta probabilità subordinano ancora di più l’Italia all’Unione europea e che non consentono al popolo sovrano di esprimersi su determinati trattati e temi riguardati l’Europa. È inoltre superfluo aggiungere che una tal riforma (ammesso che si possa chiamare così), proprio perché fortemente sostenuta dal mondo della finanza, dalle agenzie di rating, dalle lobby, dalle istituzioni europee, non potrà mai tutelare i bisogni e gli interessi di quel popolo che attende pazientemente di dire la sua nel chiuso di una cabina elettorale. Chi è a favore di queste modifiche costituzionali probabilmente non vuol bene al proprio Paese, non mette al primo posto l’interesse nazionale e soprattutto si rende inconsciamente complice dei poteri forti, che stanno cercando in tutti i modi di influenzare l’elettorato minacciando, in caso di vittoria del NO, l’abbattimento sull’Italia di flagelli peggiori delle dieci piaghe d’Egitto. Alla fine di tutto, ci si augura fortemente che domenica, insieme al NO, prevalgano la ragione ed il buonsenso degli italiani.

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