Domenica 4 dicembre 2016. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

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Domenica 4 dicembre 2016. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione

Renzi predica bene e razzola male. E’ un po' come quel parroco di campagna che dal pulpito predica la carità per i poveri e poi a tavola si abbuffa senza mai saltare un pasto, che predica la morigeratezza dei costumi e poi s’intrattiene allegramente con la perpetua. Lui, il ‘premier senza voto’, diceva - tanto per citarne 'una' senza riportare le balle sulla ripresa economica, i posti di lavoro, la semplificazione amministrativa, la riduzione della pressione fiscale e del costo del lavoro, ecc, ecc - che la riforma costituzionale, nella fattispecie quella del Senato, avrebbe ridotto i costi della politica, e poi veniamo a sapere che i costi di Palazzo Chigi con Renzi presidente del Consiglio sono lievitati a 100milioni di euro in più rispetto ai suoi predecessori, che ha comprato con i nostri soldi un aereo da 175 milioni di euro che ogni giorno ci costa 40mila euro solo di manutenzione e che scorrazza per l’Italia con un elicottero che grava sempre sulle tasche degli italiani per circa 8.400 euro all’ora! Lui è il segretario di quel partito che non ha votato in Parlamento la riduzione degli stipendi dei parlamentari e che non ha mai pensato di livellare gli 'stipendi d’oro' dei dipendenti di Camera e Senato a quelli del resto del pubblico impiego! Lui è quello che ci viene a dire che dalla ‘finta abolizione del Senato’, perché di fatto Palazzo Madama resta in piedi con tutta la sua pletora di impiegati e consulenti pagati a peso d’oro, guadagneremo un risparmio di 500milioni di euro, quando secondo i conti della Ragioneria generale dello Stato il risparmio sarebbe di appena 50milioni di euro! Insomma lui è uno che le spara a raffica, come quando ha detto che avrebbe lasciato per sempre la politica, in caso di sconfitta al referendum e che, invece, oggi si rimangia tutto: "Il giorno in cui si va a votare lo decide il Presidente della Repubblica sulla base delle decisioni del Parlamento". Come si fa a credere ad un soggetto del genere? Come si fa a dire di 'Sì' il 4 dicembre ad una riforma targata da un ‘premier senza voto’ e controfirmata Boschi-Verdini-Alfano? Speriamo che tutto questo sia stato solo un brutto sogno e che lunedì 5 dicembre l'Italia si risvegli da questo incubo e che le urne rendano finalmente giustizia al popolo sovrano!

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