Intervista a Diego Lorenzon, assolto dall'accusa di evasione

L'imprenditore: "Lo Stato ci ha fatto del male. Siamo fortunati ad essere ancora qui a raccontarlo"

Un giudice ha riconosciuto che il titolare della Poolmeccanica "ha evaso per salvare l'azienda". Ma è la storia di un calvario, di un paradosso orribile. "Lo Stato che non pagava i suoi debiti nei nostri confronti è lo stesso Stato che ci ha accusato di essere evasori"

Marco Dozio
L'imprenditore: "Lo Stato ci ha fatto del male. Siamo fortunati ad essere ancora qui a raccontarlo"

Foto da YouTube

Lo Stato non paga un’azienda, non le dà i soldi che le spettano, quindi lo stesso Stato processa la medesima azienda per evasione fiscale. Più che un paradosso, un orrore. Un incubo, di quelli che possono uccidere. E che nell’Italia e nel Nord est piegato dalla crisi e massacrato dallo Stato, uccide davvero: “Con quei soldi che non riuscivamo a incassare dallo Stato, avremmo potuto pagare le tasse e anche le eventuali sanzioni. E invece siamo finiti sotto processo”, spiega al Populista Diego Lorenzon, 53 anni, ex vicepresidente degli industriali di Venezia, che con altri due fratelli è a capo della Poolmeccanica di San Michele al Tagliamento, ditta dalla gloriosa storia ultracentenaria.

La ribalta di queste ore è dovuta al fatto che l’imprenditore è stato assolto perché un giudice, per una volta, ha riconosciuto che “l’evasione” era dettata da una necessità di sopravvivenza: “ha evaso per salvare l’azienda”. In aula è partito l’applauso a sancire la fine di un calvario che però ha lasciato cicatrici difficili da rimarginare, con Lorenzon che per tre anni ha sofferto molto, ogni notte minata dall'insonnia, e ora ha problemi di salute.

L’accusa con cui lo Stato l’ha messo alla sbarra riguarda l’omesso versamento di ritenute Irpef nel 2012 per 263mila euro, considerando che fino a 150mila non è reato. Al giudice, in una dichiarazione spontanea, ha detto: “Che cosa dovevamo fare in queste condizioni disperate? Siamo tre fratelli: non abbiamo nè panfili nè case a Cortina”. L’alternativa era tra tasse per lo Stato che non rispetta i patti o stipendi per gli operai.

Lorenzon ha scelto la strada coraggiosa: “Abbiamo preferito continuare a dare un posto di lavoro alle famiglie, abbiamo dato la priorità ai nostri 50 dipendenti, i quali ci hanno dimostrato grande vicinanza. Siamo come una grande famiglia, funziona così in molte realtà del Nord est”. Riavvolgendo il nastro si torna al 2008, quando 7 banche su 8 chiudono i rubinetti da un giorno all’altro. Mentre l'impresa non riesce a riscuotere il credito di 400mila euro dallo Stato, dovuto per una serie di opere pubbliche portate a compimento. Partono i decreti ingiuntivi.

“Per prima cosa lo Stato ci ha mandato la cartella esattoriale con la richiesta di pagare, penali comprese. Le banche ci hanno chiesto di rientrare, banche che in realtà stavano scaricando sulle aziende i loro problemi interni. L’unica che ci ha supportato è stata la Bcc di Fossalta, se non fosse stato per questo istituto di credito oggi staremmo parlando di un altro epilogo”.

Il paradosso italico di cui sopra, dicevamo: “Il cortocircuito è che lo Stato che non ci pagava è lo stesso che ci ha accusato di evasione: ci sono imprenditori che si sono suicidati, c’è chi non ce l’ha fatta, c’è chi ha chiuso. La pubblica amministrazione non fa quello che dovrebbe fare, ovvero pagare le imprese. E le conseguenze sulla società, sulla vita delle persone, sono devastanti”. Nel tentativo di risalire i Lorenzon vendono beni privati, collezioni storiche, trovano sostegno da parte degli amici a bilanciare il volto ostile di uno Stato che li processa per evasione, loro che avevano pagato quasi 7 milioni di euro di tasse in 10 anni, comprese sanzioni del 30%.

“Per noi è sembrato assurdo essere indagati e subire una causa penale di questa natura, quando noi allo Stato abbiamo chiesto una rateizzazione, abbiamo chiesto di pagare le tasse, sanzioni incluse. Ma nel frattempo lo Stato ci ha portato in tribunale ritenendoci degli evasori. Per fortuna il giudice ha fatto una valutazione di buon senso”. È così che il governo, l’Italia, si rapporta con imprenditori onesti che fanno sacrifici pur di mantenere la produzione nel nostro Paese. “Potevamo andare all’estero, ma non lo abbiamo fatto. Subiamo un problema politico, schiacciati da una tassazione eccessiva e dileggiati da una propaganda politica di chi per anni ha dipinto gli imprenditori, quelli del Nord est in particolare, come spregevoli evasori. Questa situazione non può andare avanti. Lo Stato ci ha fatto del male, e siamo fortunati ad essere ancora qui a raccontarlo”.

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