LOTTA ALL'ISIS

Esperto USA: "Il legame tra terrorismo e criminalità è più che vivo che mai"

Clarke, Associate Fellow dell'International Centre for Counter-Terrorism dell'Aja, afferma: "Gli Stati dell'Ue devono lavorare insieme per condividere informazioni e intelligence"

Redazione
Esperto USA: "Il legame tra terrorismo e criminalità è più che vivo che mai"

In Europa il legame tra criminalità e terrorismo è più vivo che mai: in questa parte del mondo "terroristi e criminali reclutano adepti nello stesso milieu". Per contrastare gli attacchi perpetrati dalle cellule di jihadisti-criminali, gli Stati dell'Ue "devono lavorare insieme per condividere informazioni e intelligence" sui sospetti, che hanno spesso legami transnazionali. E una delle "preoccupazioni più grandi" per le autorità che si occupano di contrasto al terrorismo è che, proprio mentre la minaccia derivante dal legame tra criminalità e terrorismo "sta crescendo", le forze "anti-global (populiste e nazionaliste, ndr) si rafforzano". A sottolinearlo è Colin P. Clarke, Associate Fellow dell'International Centre for Counter-Terrorism dell'Aja e scienziato politico per la Rand Corporation, in un recente intervento dedicato al legame tra terrorismo e criminalità. Mentre tra gli addetti ai lavori si dibatte dell'esistenza di questo legame a livello mondiale, cosa su cui è bene esercitare "un salutare scetticismo", il legame terrorismo-criminalità è "vivo e vegeto" nel Vecchio Continente.

Si tratta di un dato acquisito, per l'Europa: già nel 2006 uno studio del Netherlands Institute of International Relations, ricorda Clarke, concludeva che un quarto dei jihadisti esaminati aveva la fedina penale sporca. I jihadisti europei si sono finanziati largamente attraverso frodi (carte di credito, Iva eccetera), furti, rapine a mano armata, prestiti non rimborsati, traffici illeciti di vario tipo (droga, armi, auto, documenti falsi). Gli addetti ai lavori sospettano che proventi del traffico di droga abbiano finanziato diversi attacchi portati a termine sul suolo europeo, dalle bombe di Madrid (2004) agli attentati di Tolosa e di Montauban del marzo 2012, condotti dal franco-algerino Mohammed Merah. "Quello che può apparire come l'arresto di un piccolo trafficante di droga in Italia potrebbe in realtà segnalare l'esistenza di un piano di raccolta fondi con legami a una trama più ampia in Francia". Per prevenire gli attacchi, le forze di Polizia locali "devono lavorare a stretto contatto con le autorità nazionali e dell'Ue", integrando al meglio l'intelligence raccolta sul campo con i profili e il retroterra di individui che sono stati identificati come foreign fighters, in particolare di coloro che cercano di rientrare in Europa.

Secondo alcuni resoconti circolati sulla stampa internazionale, in particolare interviste a disertori dell'Is, lo Stato Islamico potrebbe avere già dispiegato "centinaia di operativi nell'Ue, assicurandosi così una capacità di portare a termini attacchi terroristi a livello internazionale per il prossimo decennio". E si tratta di una diaspora che "probabilmente avrà più connessioni che mai al sottobosco criminale europeo". La coincidenza tra un'ondata di reduci dalla Siria e dall'Iraq che ritornano in Europa e l'intensificarsi delle divisioni politiche tra gli Stati dell'Ue denota l'esistenza di "una grande e significativa sfida per le autorità di polizia e i servizi segreti". Questi soggetti, che operano "già ai limiti delle loro possibilità, devono tentare di prevenire minacce perpetrate da gruppi che operano nell'ombra. Il loro lavoro si già concentrato sul ritorno dei foreign fighters. Quando questi combattenti fanno parte di reti criminali radicati in posti come Molenbeek, in Belgio, nel quartiere di Liselby a Fredrikstad in Norvegia o nelle banlieue di Parigi, allora la minaccia transnazionale arriva molto più vicina a casa", conclude Clarke.

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