parla l'uomo forte dei bush

L’ Europa identitaria vista dagli USA: "Giusto fermare l’immigrazione"

Intervista al prof. Daniel Pipes, uno dei più celebri esperti americani di politica estera

Max Ferrari
L’ Europa identitaria vista dagli USA: "Giusto fermare l’immigrazione"

Daniel Pipes, a sinistra nella foto

Daniel Pipes è uno dei più celebri esperti americani di politica estera, membro del Council on Foreign Relations, fondatore di Middle East Forum, già consulente del presidente G.W.Bush e opinionista per i più importanti media USA

Professor Pipes, secondo lei le cosiddette “Primavere Arabe” hanno destabilizzato tutta l’area del Mediterraneo e creato la crisi della migrazione di massa di illegali verso l’Europa?
Le rivolte arabe cominciate nel 2010 hanno esacerbato problemi esistenti nell’area come povertà, repressioni, instatbilità e violenza. Il problema di fondo concerne la difficoltà dei musulmani ad adattarsi alla modernità così come creata in Europa.

Quali passi sarebbero necessari per stabilizzare l’area?
Stabilizzare la regione richiede che I musulmani facciano pienamente i conti con la modernità. Questa è, ovviamente, una grande impresa che richiederà molti anni. Se gli occidentali difendessero i propri valori sarebbe un buon inizio.

E per mettere fine alla migrazione illegale?
Questo è molto più facile. Richiede semplicemente un deciso sforzo europeo per fermare l'immigrazione clandestina, sia che essa attraversi il fiume Evros, il Mar Mediterraneo a Pantelleria, o i recinti di filo spinato a Ceuta. È assurdamente bizzarro che i governi europei, con tutte le loro ricchezze, non abbiano fatto questo passo.

Le nazioni dell’Europa centro-orientale stanno formando nuove alleanze come il Gruppo Visegrad, il Visegrad Plus e l’Iniziativa dei Tre Mari che comprende 12 stati. Che importanza hanno questi gruppi?
I paesi dell'Europa orientale sono più piccoli, tendenzialmente più poveri e più nuovi alla democrazia, quindi tendono a non essere considerati rispetto a Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia. Pertanto, la loro unione in blocchi regionali ingrandisce la loro voce e influenza, che considero uno sviluppo positivo perché gli orientali tendono ad essere più sensibili a certe tematiche degli occidentali.


Il nuovo governo austriaco è stato visto molto negativamente in Europa e in Israele, nonostante il leader del Partito della libertà austriaco (FPÖ), Hans-Christian Strache, si dichiari amico di Israele e chieda addirittura di trasferire l'ambasciata austriaca a Gerusalemme. Cosa ne pensa?
Sono ottimista riguardo alla maggior parte dei partiti anti-immigrazione come l'FPÖ, perché li vedo moderarsi nel tempo, abbandonare i loro elementi scalmanati ed estremi e acquisire esperienza. L'FPÖ è all'avanguardia di questa evoluzione, essendo il primo partito anti-immigrazione a collaborare in una coalizione incentrata sul controllo dell'immigrazione e l'integrazione degli immigrati. In che modo andrà avrà delle implicazioni per altri partiti del genere.


Su un altro versante, cosa ne pensa degli sforzi di riforma del principe ereditario saudita Mohammad bin Salman?
Sono un suo fan. Nello spirito dell'epoca giapponese Meiji e delle riforme turche di Atatürk, MbS spera di attuare una riforma totale, dall'alto verso il basso, della vita saudita, compresa la sua politica religiosa sociale, economica ed estera. È un'impresa estremamente ambiziosa che potrebbe fallire, ma per il bene dei sauditi e dei non sauditi, gli auguro un governo lungo e pieno di successi.


La stampa europea non apprezza questi sforzi e ne parla negativamente definendoli "autoritari".
Certo, è autoritario. In quale altro modo un principe ereditario può fare qualcosa? La chiave è capire se i suoi sforzi sono costruttivi o distruttivi – e a me sembrano essere costruttivi.


Erdoğan ha criticato il principe saudita che promuove una idea di "Islam moderato" e poi i turchi hanno preso l'iniziativa nel condannare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, e sembrano aspirare a diventare leader di un'alleanza con il Qatar e altri. Dove si aspetta che questo porti?
Turchi e iraniani sono stati rivali perpetui, per oltre quattrocento anni. In questi giorni, questo significa che Erdoğan emula la minaccia islamista di Khamene'i alla regione, e in particolare contro gli arabi e Israele. La Turchia ha una base economica più forte e Erdoğan gode di una maggiore popolarità rispetto a Khamene'i, quindi questa è una sfida molto seria per la regione.

Erdogan e Khamene'i saranno in grado di guidare il mondo arabo?
E’ singolare come gli stati arabi che hanno causato problemi in passato- Egitto, Siria, Iraq - sono oggi quasi calmi, mentre quelli che una volta erano solidi alleati occidentali come la Turchia e l'Iran sono diventati agenti dirompenti e rivoluzionari (vedi le risposte al riconoscimento di Trump di Gerusalemme come capitale di Israele per un esempio di questo.) A questo punto, Khamene'i domina in quattro capitali di lingua araba (Baghdad, Damasco, Beirut e Sanaa) ed Erdoğan in nessuna. Ma posso immaginare che lo stato turco stia recuperando terreno, anche se i suoi successi arriveranno più facilmente nei Balcani che negli stati arabi.

Lei si pronunciò contro il coinvolgimento della Turchia nello sviluppo di progetti nel gas del Mediterraneo orientale; di conseguenza, come valuta il recente accordo tra Israele, Cipro e la Grecia per costruire un oleodotto sottomarino per portare il gas in Europa?
Ho approvato questo accordo quando è la notizia è stata ufficializzata, definendola "grande" perché il gasdotto eviterà la Turchia, riduce la dipendenza europea dalla Russia e rafforza le economie cipriota e israeliana

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