Silenzio sospetto

In Austria monta lo scandalo dei brogli alle presidenziali, da noi nessuno ne parla

Schede lievitate, altre buttate, affluenze impossibili, scrutini irregolari, voti annullati solo ad Hofer: per quale motivo su tutto questo è calato l'oblio?

Redazione
In Austria monta lo scandalo dei brogli alle presidenziali, ma da noi nessuno ne parla

Il candidato vittima dei brogli, Norbert Hofer, con il leader dell'FPÖ Heinz Christian Strache. Foto ANSA

Dopo le elezioni presidenziali, palesemente falsate, l'Austria è come scomparsa dagli organi d'informazione italiani. Fino al giorno prima del voto, sembrava incombere sull'Europa il rischio nazismo; dopo che il pericolo sarebbe stato scongiurato solo per un misero 0,3% è sceso il silenzio totale sul paese che a detta di politici, giornalisti e commentatori saccenti poteva essere l'incubatoio di un nuovo totalitarismo... Forse a qualcuno non conviene che da noi si sappia cosa sta accadendo da una settimana in Austria, dove tutti i media e i social network sono come impazziti per lo scandalo dei brogli elettorali che si sta trasformando sempre di più in un enorme ed imbarazzante caso di Stato. Con il passare dei giorni infatti sono emersi nuovi particolari, come quello che Van der Bellen avrebbe raccolto ben il 62% dei consensi nel voto postale contro il 48% in quello ai seggi, una differenza enorme che ha pesato per il 17% sull'esito finale; sono inoltre apparse foto di schede barrate con il nome di Norbert Hofer, gettate nella spazzatura invece di essere regolarmente conteggiate.

Sempre in merito al voto postale, è ormai assodato che in quattro distretti della Carinzia e in uno della Stiria – Villach City, Villach-Land, Wolfsberg, Hermagor e Südoststeiermark – il conteggio sia iniziato molto in anticipo e senza che fossero presenti i rappresentanti di lista dell'FPÖ; proprio nella fase iniziale del voto postale sono state aperte le buste nelle quali erano contenute le schede e sono stati verificati i criteri formali della loro validità, dalla firma al fatto che il plico fosse arrivato a destinazione intatto ma soprattutto che, in caso di ballottaggio, la busta non fosse stata inviata troppo in anticipo rispetto alla data prefissata del 3 maggio. Questa incredibile anomalia ha spinto la magistratura ad indagare, perché lunedì 23 maggio in quelle cinque circoscrizioni lo spoglio del voto postale avrebbe dovuto iniziare alle 9, invece le operazioni hanno avuto luogo tra le 6 e le 7 di mattina: per l'ora designata, tutti i voti ritenuti non validi erano già stati annullati e quelli validi messi nel conteggio, senza alcuna possibilità di controllo da parte dei delegati dell'FPÖ. In quelle cinque aree si sono conteggiati circa 20mila voti postali, oltre la metà dei quali finiti a Van der Bellen, che avrebbe vinto per 31.026 voti.

Curioso come a Miesenbach, nella Bassa Austria, abbiano votato ragazzi di età compresa tra i 14 e i 15 anni, quando l'età legale per poterlo fare è di 16 anni. Erano inoltre già emersi i casi scandalosi delle cosiddette "diocesi speciali", come quella di Linz, dove a fronte di 3.518 aventi diritti al voto si sono registrati ben 21.060 votanti, 14.533 dei quali per Van der Bellen, oppure quella di Waidhofen, dove si è registrata un'affluenza del 146,9%, e la stranezza dei voti nulli aumentati del 78% tra il primo turno delle presidenziali, quando furono 92.655, e il ballottaggio, quando ne sono stati registrati 165.212 con un aumento di 72.557, cifra la metà della quale era sufficiente a far vincere Van der Bellen. Sembra poi una barzelletta il caso delle schede postali rimaste bloccate a causa di un presunto disguido delle Poste austriache: mentre i voti per Van der Bellen sono stati consegnati immediatamente dopo il controllo, quelli per Hofer – si parla di 130mila – sono arrivati solo il 26 maggio, consegnati insieme al nuovo prospetto della catena di supermarket Hofer, omonima del candidato dell'FPÖ. Un portavoce delle Poste ha chiesto scusa per l'accaduto, ricordando però che "la legge sulle telecomunicazioni ci consente di operare in questo modo, ovvero di aprire le buste prima della consegna per controllare che siano debitamente indirizzate" anche se è stato stranamente fatto solo con quelle di Hofer.

Venerdì scorso, sul suo profilo Facebook, il leader del'FPÖ Heinz-Christian Strache si è congratulato per "la miracolosa moltiplicazione di 28mila schede elettorali per posta" avvenuto durante la notte tra domenica 22 e lunedì 23, ovvero prima del conteggio del voto postale: quella stessa sera il capo della Commissione elettorale del ministero dell’Interno, Robert Stein, prevedeva circa 740mila schede postali, un dato che veniva confermato dal professore di statistica Eric Neuwirth, il quale da suoi calcoli parlava di 738.055, ma miracolosamente lunedì le schede postali erano diventate 766.076. Per quale motivo nessun quotidiano italiano allora parla più di questo scandalo austriaco? Forse perché domenica si vota anche da noi, ed è meglio tenere il popolo all'oscuro di questi brogli per non instillare il dubbio che lo stesso possa accadere anche qui? O perché far conoscere questa truffa ai danni dei cittadini austriaci, che evidentemente avevano scelto come proprio presidente il populista Hofer, non conviene a chi manovra l'informazione? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca...

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