Immigrazione e jihad

Il procuratore Roberti: "Trafficanti di clandestini a Como, collegati all'Isis"

Il capo dell'antimafia: "L'ipotesi è che soggetti collegati a esponenti dello Stato Islamico operino in Europa come supporto logistico ai flussi migratori"

Redazione
Il procuratore Roberti: "A Como, trafficanti di clandestini collegati all'Isis"

Foto ANSA

La terribile denuncia è arrivata mercoledì dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti: nel corso di un'audizione al comitato Schengen in Parlamento ha reso noto che le organizzazioni che sono attive in particolare a Como, per aiutare gli immigrati clandestini ad attraversare il confine e proseguire il loro viaggio verso altri Paesi europei, potrebbero essere legate ai terroristi dell'Isis.

"L'ipotesi investigativa da verificare è che soggetti collegati ad esponenti dello Stato Islamico operino in Europa come supporto logistico ai flussi migratori. La procura di Como ha in corso un'indagine sul supporto logistico fornito a migranti che sbarcano in Italia per portarli verso il Nord Europa. Il supporto logistico è controllato anche da soggetti mediorientali o nordafricani dei quali si ipotizzano legami con esponenti dell'Isis".

Le parole di Roberti fanno riferimento all'inchiesta scaturita dal blitz avvenuto nel settembre dello scorso anno, quando i poliziotti della squadra Mobile del capoluogo lariano arrestarono una quindicina di persone, condotte in carcere con l'accusa di aver favorito l'immigrazione clandestina. Tra loro c'erano anche due cosiddetti "foreign fighters", che avrebbero combattuto in Siria tra le milizie jihadiste.

Il 33enne Mulham Shadad, 33enne siriano e il 24enne Basel Abdulmalek entrambi siriani e domiciliati a Ponte Lambro, comune in provincia di Como vicino a Erba, erano in contatto con Anter Chadad, cugino di Shadad, che nel 2012 aveva lasciato la sua attività di carpentiere nell'erbese per trasferirsi a combattere con il Free Syrian Army. On line sue foto scattate in Siria con mitra e fucili, in tuta mimetica.

Abdulmalek era in rapporto con il con il padre Ahmed, che dal Belgio, dove si trova il centro nevralgico del jihadismo europeo, avrebbe gestito secondo la Procura comasca numerosi "affari criminosi" in collaborazione proprio con il figlio. L'inchiesta tornata d'attualità per la dichiarazione di Roberti era balzata agli onori delle cronache nazionali proprio per i contatti dei "passeur" con il terrorismo islamico.

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