imputato ivoriano del cara di mineo

Strage di Palagonia, al via il processo

Mamadou Kamara non si limitò al barbaro assassinio dei due vecchietti colti nel sonno, ma secondo l’accusa stuprò pure l’anziana donna

Fabio Cantarella
Strage di Palagonia, al via il processo

Foto Youmedia

Ha preso il via a Catania il processo all’ivoriano 18enne, ospite del Cara di Mineo, che lo scorso anno uccise due anziani coniugi (Vincenzo Solano, di 68 anni e sua moglie Mercedes Ibanez, 70) nella loro villetta a Palagonia. Mamadou Kamara non si limitò al barbaro assassinio dei due vecchietti colti nel sonno, ma secondo l’accusa stuprò pure l’anziana donna. Delitti efferatissimi nel compimento dei quali l’ivoriano non ha mostrato la benché minima pietà. Probabilmente neanche la più feroce delle belve sarebbe stata capace di fare altrettanto. Dopo il vizio di notifica sollevato lo scorso maggio nel corso della prima udienza dal difensore dell’ivoriano, oggi il processo è finalmente entrato nel vivo davanti alla Corte d’Assise di Catania presieduta dal magistrato Maria Grazia Vagliasindi. A sostenere l’accusa il procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera.

La difesa dell’imputato, accusato di duplice omicidio aggravato, ha chiesto la traduzione di tutti gli atti nella lingua dell’imputato, mentre la parte civile ha insistito nella richiesta di ammettere il ministero dell’Interno come responsabile civile per “culpa in vigilando”. Secondo l’avv. Francesco Manduca, che assiste i famigliari delle due vittime, il ministero aveva il dovere di vigilare affinché gli ospiti non lasciassero il centro d’accoglienza nelle ore notturne. La corte si pronuncerà nel corso della prossima udienza fissata per il 21 luglio.

Se dovesse accogliere la richiesta della difesa di tradurre gli atti nella lingua dell’imputato, occorrerà nominare un esperto le cui spese, come quelle dell’intero processo, incluse quelle del legale, graveranno sulle spalle dei contribuenti italiani. Questa è l’altra fregatura dell’accoglienza senza regole, un esborso economico non indifferente che spesso passa in secondo piano e che si traduce in milioni e milioni di euro di fondi pubblici utilizzati per compensi a difensori con gratuito patrocinio, spese della macchina della giustizia e carcerarie.

I migranti, infatti, spendono migliaia di euro per i viaggi della speranza che li portano sino alle coste siciliane, ma poi al primo procedimento giudiziario nel quale incappano, civile o penale che sia, si dichiarano indigenti e accedono ai gratuiti patrocini. Al danno si aggiunge la beffa!

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