"75% dei polacchi contrari"

Invasione, la Polonia ribadisce il suo no: "È impossibile integrare gli islamici"

Il ministro Waszczykowski ritiene irricevibili le imposizioni di Bruxelles: "I cosiddetti rifugiati sono al 90% migranti economici, non fuggono dalla guerra"

Redazione
Invasione, la Polonia ribadisce il suo no: "Impossibile integrare gli islamici"

Foto ANSA

Il ministro degli esteri polacco Witold Waszczykowski, ritiene che numerosi Paesi europei avranno difficoltà ad affrontare la minaccia del terrorismo jihadista perché hanno commesso l'errore di "accogliere grandi masse di clandestini dai paesi islamici che sono impossibili da integrare". Secondo il ministro, "il fallimento delle politiche migratorie ha imposto il concetto di multiculturalismo dando erroneamente per scontato che una grande immigrazione sia una sorta di tesoro" ha detto venerdì in un'intervista rilasciata all'agenzia di stampa spagnola Efe. Come esempi della "grande immigrazione senza integrazione" la Germania, la Francia e il Regno Unito. Waszczykowski si chiede come sia possibile per la Polonia riuscire a integrare gli immigrati che non parlano polacco e non hanno una cultura nemmeno lontanamente similare a quella della popolazione autoctona. Per questo il ministro ritiene irricevibili le richieste di Bruxelles alla Polonia di accettare una quota obbligatoria di immigrati, provenienti per lo più dal Medio Oriente e dall'Africa.

"I cosiddetti rifugiati sono al 90% migranti economici, che non vogliono venire in Polonia" ha spiegato il ministro, dicendo il suo governo si "oppone con forza". Waszczykowski ha sottolineato che solo il 5% di quelli ricevuti nei centri di accoglienza proviene in realtà da zone di guerra come la Siria "secondo Frontex", confermando che solo una minima parte di questi avrebbe diritto ad ottenere asilo politico. "La Polonia" ha spiegato, "è molto omogenea, non sono presenti minoranze", un fatto che spiega la sua contrarietà ad accogliere "immigrati di altri continenti", con "il 75% contrari, secondo i sondaggi" come confermato da recenti rilevazioni. La Polonia non può comunque essere accusata di non essere solidale, in quanto ha aperto le sue porte a coloro che fuggivano dal conflitto in Ucraina. "Nel 2016 abbiamo dato più di 1,25 milioni di visti per i cittadini ucraini, la metà di tutti quelli concessi in Europa per questa nazionalità, dei quali 650.000 titolari di permesso lavoro" ha detto il capo della diplomazia polacca, che si chiede perché Bruxelles non prenda in considerazione gli immigrati dall'Est.

Secondo Waszczykowski," la Polonia non ha più spazio per accogliere immigrati", in quanto il mercato del lavoro è saturo. La Commissione europea ha avviato una procedura d'infrazione contro la Polonia, l'Ungheria e la Repubblica Ceca perché non accettano l'imposizione della sostituzione etnica, ma il ministro ha ricordato che altri Paesi non hanno rispettato le quote, infatti "ad oggi solo 20.000 immigrati dei 160.000 che dovevano essere trasferiti sono stati reinsediati". A suo parere la possibilità di sanzioni europee, come la riduzione dei fondi, risponde a "doppi standard" già presenti in Ue. "Quando la Francia non rispetta la disciplina fiscale, i burocrati di Bruxelles dicono che è la Francia, quindi non può essere punita". I due pesi e le due misure si evidenzierebbero in un'Europa a doppia velocità, "a cui Varsavia si oppone fermamente perché vogliamo un'Europa unita", ha spiegato Waszczykowski, sottolineando però che "la moneta unica aiuta solo le grandi economie come la Germania, ma non le economie più deboli come la Grecia o l'Italia".

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