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La rivolta della pastasciutta e i diritti del “migrante gourmet”

Se scappano dall’inferno della fame e protestano per la pasta, forse, chissà, per loro l’inferno peggiore è la pasta italiana

Marco Dozio
La rivolta della pastasciutta e i diritti del “migrante gourmet”

Foto ANSA

Scappano dalla fame ma la reputano immangiabile, orribile, forse per la cottura sgradita, forse per il condimento scarno o eccessivo, forse perché non soddisfa a sufficienza il loro palato raffinato e dunque pretendono un menu abbondantemente variegato. E siccome i presunti profughi non pagano ma paghiamo tutto noi, alloggi e pranzi, eccoli a protestare dal prefetto. In delegazione, addirittura, come per le più gravi crisi aziendali e sociali che attraversano il Paese. Gli immigrati, in delegazione, ci vanno per far valere i loro diritti di gourmet. Succede a Reggio Emilia, dove una trentina di presunti profughi ha inscenato una protesta per il cibo servito alla mensa “Locomotore”. La stessa frequentata ogni giorno da operai e dipendenti delle ferrovie che lavorano in zona e che, pagando di tasca propria, null’hanno di che lamentarsi. Anzi, apprezzano.


I richiedenti asilo, soprattutto pakistani e nigeriani, hanno invece pensato fosse giusto e sacrosanto organizzare quella che potrebbe passare agli annali come la “rivolta della pastasciutta”, un filino differente dalle “rivolte del pane” che ci ha consegnato la storia. Un tempo si protestava per la carestia e la mancanza di cibo, senza nemmeno la pretesa che fosse gratuito. Qui il concetto è ribaltato. Il cibo c’è ed è buono per gli italiani che pagano, mentre le stesse pietanze diventano improvvisamente orride per gli stranieri che non pagano.


Persino i responsabili della cooperativa “La Dimora di Abramo”, che organizza vitto e alloggio percependo 33 euro al giorno per ciascun ospite, hanno definito la rivolta come “incomprensibile”. Alcuni cronisti locali hanno doverosamente indagato e scoperto i motivi della ribellione. Scarafaggi nei piatti? Macchè. Pasta un tantinello scotta, a sentir loro. E troppo pomodoro. E troppo olio. E riso scotto. E troppa acqua nel riso. Il migrante gourmet e i suoi diritti.

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