L'APPROFONDIMENTO

Pd e camorra, il caso Santa Maria Capua a Vetere

L'accusa: giro di tangenti, favori e malaffare tra esponenti del partito renziano e i Casalesi

Marco Dozio
Intreccio tra Pd e camorra: il caso Santa Maria Capua a Vetere

Foto ANSA

Una storia da Gomorra, dove nulla sembra cambiare e dove il famigerato gruppo camorristico continua a dominare il territorio e a trovare referenti politici nel Pd. Anche ai massimi livelli, con il presidente del partito in Campania e consigliere regionale Stefano Graziano indagato per concorso esterno in associazione mafiosa: secondo le ipotesi investigative Graziano sarebbe “punto di riferimento politico e amministrativo” del clan Zagaria dal quale avrebbe ottenuto appoggio elettorale alle ultime regionali.



L’inchiesta della Daa di Napoli – sostituti D’Alessio, Giordano, Landolfi e Sanseverino – ha portato all’arresto di nove persone tra cui Biagio Di Muro, ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere nel Casertano, eletto con il supporto del Pd e in carica fino al dicembre 2015. Più che svolta di legalità, c’è aria di passato che torna o che non tramonta mai. Il padre di Di Muro, Nicola, fu condannato per mazzette e subì la confisca dello storico palazzo Teti Maffuccini. Ora il figlio è finito nei guai per un giro di tangenti che ruota intorno al restauro del medesimo palazzo. L’appalto per i lavori era stato affidato a un gruppo di imprese vicine al clan guidato da Michele Zagaria.


Corruzione, falso ideologico, turbativa d’asta tra i reati ipotizzati a carico di imprenditori, professionisti e funzionari comunali, con l’aggravante di aver favorito la criminalità organizzata. Arrestato il funzionario del Comune Roberto Di Tommaso, ai domiciliari, mentre in carcere insieme all’ex sindaco di centrosinistra Di Muro è finito l’imprenditore della ristorazione Alessandro Zagaria, solo omonimo del boss ma ritenuto l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e il clan camorristico. Ed è proprio intercettando un colloquio tra Di Muro e Zagaria che gli inquirenti sono risaliti al numero uno del Pd campano Stefano Graziano, che tra le altre cose si sarebbe appunto attivato per agevolare il finanziamento dei lavori di consolidamento di Palazzo Teti.

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