offese il figlio di Erdogan: a processo

Turchia, continuano le epurazioni: stampa imbavagliata, pena di morte, oppositori arrestati

Kemal Kilicdaroglu, leader del partito di opposizione, sarà interrogato dai magistrati il 2 dicembre prossimo nell'ambito di un'inchiesta in cui è accusato di aver "offeso apertamente" nell'agosto 2014 il figlio del presidente

Redazione
Turchia: continuano le epurazioni. Messa a tacere la stampa

Le persecuzioni in Turchia non accennano a cessare. Kemal Kilicdaroglu, leader del principale partito di opposizione in Turchia, il socialdemocratico Chp, sarà interrogato dai magistrati il 2 dicembre prossimo nell'ambito di un'inchiesta in cui è accusato di aver "offeso apertamente" nell'agosto 2014 il figlio del presidente Recep Tayyip Erdogan, Bilal, accusandolo di corruzione.


Lo riporta l'agenzia statale Anadolu, citando fonti giudiziarie. Se giudicato colpevole, Kilicdaroglu rischia fino a 2 anni e 8 mesi di carcere. Come "segnale di solidarietà" nazionale dopo il fallito golpe, a fine luglio Erdogan aveva ritirato le denunce per insulti nei suoi confronti contro i leader di opposizione, esclusi quelli del filo-curdo Hdp. Secondo l'avvocato del presidente, a quella data il totale delle inchieste aperte per offese a Erdogan era di quasi 4.000.


Questo è solo l'ultimo episodio di una sin troppo lunga serie. La polizia turca ha arrestato lunedì il direttore del quotidiano di opposizione Cumhuriyet, Murat Sabuncu; gli agenti hanno perquisito le abitazioni di dirigenti e giornalisti della testata. Secondo la Cnn turca, sarebbero 13 i mandati di arresto spiccati contro giornalisti e dirigenti del quotidiano.

Le autorità turche hanno arrestato anche il giornalista Guray Oz e spiccato un mandato di arresto per il presidente del consiglio di amministrazione del quotidiano Cumhuriyet, Akin Atalay. Secondo l'agenzia di stampa Anadolu, la polizia avrebbe già perquisito le abitazioni di entrambi. Secondo il quotidiano governativo Daily Sabah, le operazioni contro la testata di opposizione rientrano nell'ambito dell'indagine sui suoi possibili legami con il movimento dell'imam Fetullah Gülen, accusato di essere il regista del fallito golpe del 15 luglio scorso, e con attivisti per la causa curda.


Proseguono dunque senza sosta le epurazioni volute dal presidente Erdogan, che nei giorni scorsi ha ribadito di voler ripristinare la pena di morte. "Il nostro governo sottoporrà la proposta per il ristabilimento della pena capitale al Parlamento. E io sono convinto che il Parlamento l'approverà e, quando arriverà davanti a me, io la ratificherò", ha detto Erdogan ad Ankara in risposta alla folla che (debitamente imbeccata) reclamava la pena capitale per i golpisti.

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