scontro Ankara-Washington sui curdi

Intervento in Siria, l'America di traverso

I militari turchi combattono i miliziani legati al PKK, considerati terroristi ma supportati invece da Obama, che li ritiene utili alleati contro l'Isis. E la confusione è totale

Redazione
Intervento in Siria, l'America di traverso

Guerrieri curdi sventolano le bandiere dopo aver conquistato l'area di Raqqa in Siria, al confine turco

Ancora incerti gli equilibri nel Nord della Siria dopo l'intervento delle forze armate turche a Jarablus del 24 agosto scorso. L'operazione "Scudo dell'Eufrate", avviata dall'esercito di Ankara per combattere lo Stato islamico (Isis) ma anche - e soprattutto - bloccare l'avanzata verso Ovest dei curdi delle Forze di unità popolare (YPG), è ancora in atto.

La settimana scorsa la cittadina siriana al confine con la Turchia è stata liberata dai ribelli dell'Esercito libero siriano (ELS) supportati dalle forze turche e dagli Stati Uniti. L'ELS e il contingente militare turco hanno però continuato l'avanzata nei territori controllati dai curdi siriani. E da alcuni giorni i soldati turchi e i combattenti dell'ELS si stanno scontrando con gli uomini delle Forze democratiche siriane (FDS) guidata dallo YPG. Le unità di protezione popolare sono considerate da Ankara un braccio del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan, considerata un'organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli USA e dall'UE) e quindi una formazione "terroristica" al pari del PKK.

Al contrario gli USA considerano invece lo YPG come il principale alleato sul campo nella lotta contro l'Isis. Poche ore fa il Governo turco ha dichiarato: "No alla tregua con i curdi annunciata dagli Stati Uniti" ed ha convocato l'ambasciatore USA. Tra i due Paesi i nervi sono scoperti. Di conseguenza la lotta avviata da Ankara per "ripulire dalla propria frontiera tutti gli elementi terroristici" va a scontrarsi con le sue stesse alleanze. Da una parte la Turchia, membro della Nato, fa parte della coalizione anti-Isis guidata dagli USA, dall'altra combatte contro un alleato degli USA impegnato nella lotta all'Isis. Ma Ankara è stata accusata in passato anche di fornire sostegno logistico all'Isis e tra gli stessi ribelli dell'ELS supportati dall'esecutivo turco risultano esserci membri di svariate organizzazioni jihadiste.


Come scritto in una recente analisi apparsa sul New York Times, la situazione sembra ulteriormente complicata dal supporto che la CIA e le agenzie di intelligence alleate fornirebbero ai gruppi ribelli sostenuti da Ankara, mentre i miliziani guidati dai curdo-siriani opererebbero sotto l'ombrello del Pentagon nella lotta all'Isis. Secondo diversi osservatori il cambiamento di rotta avviato negli ultimi mesi da Ankara in politica estera e in Siria sarebbe stato causa dei numerosi attentati attribuiti all'Isis in Turchia. Tuttavia le forze del governo turco risultano ancora concentrate a combattere prima di tutto i curdi - e il loro proposito di creare un corridoio al confine con la Turchia.

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