L'eterno mantra della Sinistra

"Anche noi siamo stati migranti"

Mantra ricorrente dei comunisti (e non solo) per giustificare la clandestinità. Peccato che i nostri nonni siano andati in cerca di fortuna e di lavoro con ben altro spirito. E nessuno abbia dato loro i benefit che lo Stato italiano elargisce agli immigrati. Anzi...

Alfredo Lissoni
"Anche noi siamo stati migranti"

“Anche noi eravamo migranti”. È questa l’argomentazione (ipocrita) usata ed abusata dai radical-chic per nascondere l’incapacità di gestire un’immigrazione sempre più incontrollata, che vede 400 milioni di poveri muoversi nel sud del pianeta e per i quali l’unica soluzione è creare nel loro Paese le condizioni per la ripresa, e non trasformare noi in un nuovo Terzo Mondo

L’immigrazione clandestina, che stiamo subendo a fasi alterne da vent’anni a questa parte e che ha avuto un freno solo quando era ministro dell’Interno Maroni, non si giustifica e non si risolve con la constatazione che anche noi siamo stati migranti. E che migranti! Vale forse la pena di ricordare agli smemorati come andarono realmente le cose, di come la nostra emigrazione (innescata dallo tanto celebrata e imposta Unità d’Italia, che vide dieci milioni di italiani, da Nord a Sud, scappare verso lidi migliori), non fu certo accoglienza a braccia aperte. I nostri nonni, che in America venivano sprezzantemente etichettati con l’epiteto di “negri bianchi” per l’abbronzatura tipica del sole del Sud, venivano registrati, visitati e nel caso tenuti in quarantena; e non ricevano né vitto né alloggio gratuiti, tant’è che le successive ondate di migranti cercarono accoglienza dallo “zio d’America” di turno, vale a dire dal parente prossimo più vicino che riusciva a metter su casa. E questo accadeva negli Stati Uniti come in Germania e in Svizzera.


Decine di film con Sordi e Manfredi, negli anni Settanta, hanno denunciato questa spietata realtà, ove nessuno ci regalava casa e pasti, un fisso giornaliero, la possibilità di telefonare, agevolazioni scolastiche e sanitarie. Motivo in più per darne ai migranti? Secondo quale logica? Solitamente i radical-chic che pontificano non scuciono di tasca propria ma pretendono che lo si faccia con i soldi dei cittadini, ai quali vengono imposte tasse sempre più onerose con la scusa di servizi che non vengono erogati; italiani ai quali si chiede di ospitare in casa un clandestino, per l’incapacità dei sindaci rossi di gestire i flussi migratori; e ai quali, giovani coppie o anziani in difficoltà, viene negato il diritto alle case popolari (costruite con soldi trattenutici sullo stipendio) perchè il criterio del maggior bisogno vede sempre capofila in graduatoria chi arriva qui con una prole numerosa in ossequio a dettami della sua – e non della nostra – religione.


Un tempo c’era una parola, ormai archiviata come fossile preistorico: meritocrazia. Valeva a scuola e nel mondo del lavoro. Oggi non più. Ma era ancora valida quando i migranti eravamo noi. I diritti i nostri nonni all’estero se li sono guadagnati faticosamente, e con essi rispetto e considerazione. Oggi un malinteso senso di solidarietà, forse ideato da un perverso Robin Hood, pretende che si rubi ai poveri per dare ad altri poveri…

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