Risorse o sfruttati?

Clandestini, quell'ipocrisia della Sinistra...

Con la scusa che gli italiani certi lavori non li vogliono più fare, certi radical-chic continuano a propagandare la politica delle porte aperte agli immigrati extracomunitari. Ma le cose stanno veramente così?

Redazione
Clandestini, quellipocrisia della Sinistra...

Foto ANSA

Sugli immigrati clandestini il ritornello della Sinistra, sui giornali in Internet ed in tv, è sempre lo stesso: “Sono una risorsa”

Gli immigrati saranno pure una risorsa, eppure non risulta che il nostro Paese si sia riempito di operai superspecializzati, dirigenti, ingegneri informatici, baroni della medicina o premi Nobel delle lettere o delle arti. Quelli sono rimasti tutti ben felici al loro Paese. E qui ci siamo ritrovati con molte figure spesso senza competenze, che, tanto di cappello, si ingegnano a fare qualsiasi mestiere e trovano solo perché datori di lavoro con pochi scrupoli li prendono spesso in nero, per risparmiare, cosa che si guarderebbero bene dal fare se dovessero riservare loro lo stesso trattamento sindacale degli italiani. Tutto lì.
“Sono una risorsa perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono fare”, aggiungono allora i radical-chic. Ed è qui l’ipocrisia più stucchevole. Perché si fa apposta ad omettere che quei lavori che “gli italiani rifiutano” sono massacranti e mal pagati, e nessun giovane, nemmeno in tempo di crisi, può ipotecare il proprio futuro, “invecchiando” (secondo i canoni del mercato occupazionale) e rischiando di perdere opportunità migliori, inseguendo posizioni lavorative effimere che altro non sono che mera schiavitù. E dovrebbero vergognarsi, i radical-chic, perché con la scusa dei “lavori rifiutati” dagli italiani si tollera che gli immigrati diventino i nuovi schiavi, i servi della gleba, i raccoglitori di cotone dell’America segregazionista.


Come Mohammed, morto a Nardò di Lecce per il caldo, sfruttato dalle agromafie e non certo da qualche imprenditore del Nord. Perché Mohammed, come migliaia di altri suoi connazionali, attesi a braccia aperte, appena sbarcati in Sicilia, dagli emissari della criminalità organizzata, lavorava per tre euro e mezzo a cassone di pomodori. Ogni cassone pesa tre quintali e più ne riempi e più vieni pagato. Dodici ore, dalle 5 del mattino, sotto il sole cocente. A 42 gradi, non ce l’ha fatta. E l’ambulanza è arrivata dopo due ore, quando era già morto per il colpo di calore; chiamata dai suoi connazionali, non certo dal negriero di turno. Si vergognino i radical-chic, a spacciare un’invasione della disperazione per risorsa per il Paese. Risorsa sì, ma troppo spesso per chi ci lucra sopra, sulle spalle dei disperati, per di più alimentando una guerra tra poveri, i nostri ed i loro. La verità è che, mentre molti immigrati della prima generazione, quella degli anni Novanta, ha spesso trovato un lavoro ben remunerato e si sono integrati perfettamente, i successivi ed eccessivi arrivi sono assai spesso serviti come carne da cannone, per creare una nuova forma di schiavitù, che riempie le tasche ai reclutatori e agli schiavisti, nei Paesi extracomunitari, ed ai caporali e ai mafiosi del nostro Paese. Alla faccia della risorsa…

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