SCHEGGE DVRACRVXIANE

Quell'indomito prof. Sartori, antiglobalista che pochi elogi funebri hanno menzionato

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Quell'indomito prof. Sartori, antiglobalista che pochi elogi funebri hanno menzionato

Insieme a Ida Magli è stato uno dei più indomiti critici del multiculturalismo. Ma questo non fa notizia, purtroppo. E allora ci pensiamo noi a ricordarlo.
Nell’immaginario mediatico, Giovanni Sartori è stato il vecchietto bisbetico che agitava il suo bastone retorico contro Berlusconi durante le comparsate da Fazio o in altre trasmissioni "di regime".
Ebbene, dopo la caduta del Berluska ce lo avete più visto in Tv? Pochissimo. E sapete perché? Perché le menti lucide, libere e ribelli fanno comodo ai regimi solo finché possono essere usate contro i loro avversari politici; ma poi, in mancanza di questi ultimi, rischiano di trasformarsi in scomodi boomerang che è meglio non agitare troppo per l'aria.
Giovanni Sartori, lungi dall’essere quell’uomo “de sinistra” che ci hanno fatto credere, in quanto sociologo e politologo, ha scritto in tempi non sospetti interi tomi tonanti contro l’immigrazionismo, il multiculturalismo e la globalizzazione. Eccone di seguito una prefazione e alcuni stralci.

“Giovanni Sartori, in questo interessante saggio, afferma che la società aperta, fondata sul pluralismo, la tolleranza e il riconoscimento delle diversità, non ha nulla a che vedere con il multiculturalismo, il quale, nel perseguire un’integrazione differenziata, porterebbe al rischio di una “disintegrazione multietnica”.
G. Sartori, Pluralismo, multiculturalismo e estranei. Saggio sulla società multietnica, Rizzoli, Milano 2000.

<<...è sbagliato, sbagliatissimo, raccontare che ormai viviamo tutti in società multiculturali, e che questo è inevitabilmente il nostro destino. Invece sinora viviamo quasi tutti, nell’Occidente, in società pluralistiche in grado di assorbire e di gestire al meglio l’eterogeneità culturale. Attenzione, allora, a non attribuire al multiculturalismo pregi che sono invece del pluralismo.
I rimedi. Tutti si chiedono quali siano, eppure sono ovvi. È stato il bombardamento del «politicamente corretto» che ce li ha fatti dimenticare o dichiarare superati. A suo tempo i tedeschi accolsero milioni di turchi come «lavoratori ospiti»; noi avevamo e abbiamo i permessi di soggiorno a lunga scadenza; gli Stati Uniti concedono agli stranieri la residenza permanente. Sono tutte formule che si possono, se e quando occorre, migliorare e «umanizzare». Ma sono certo preferibili alla creazione del cittadino «contro-cittadino» che, una volta conseguita la massa critica necessaria, crea e vota il suo partito islamico che rivendica diritti islamici se così istruito nelle moschee. Non dico che avverrà; ma se il fondamentalismo si consolida, potrebbe avvenire. È un rischio che sarebbe stupido correre. O almeno a me così sembra>>.
(Giovanni Sartori, Corriere Della Sera del 7 gen 2010)

C’aveva visto giusto, il povero prof.Sartori: oggi il partito islamico c’è eccome.
Houellebecq

Già lo scrittore francese Houellebecq aveva previsto una scalata elettorale europea di politici islamici favoriti dal malsano connubio fra sovescio demografico in atto e istanze progressiste, beccandosi puntualmente del razzista, lui, veterano della scapigliata "gauche" francese.
Ebbene, solo qualche tempo dopo l’uscita del suo libro, a Londra viene eletto il primo sindaco islamico d'Europa.

Stima, rispetto e memoria, professor Sartori.

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