tosi e dolori

Vergogna Tosi: a Verona, ai profughi villa del 500, allenamenti gratis e finti scioperi della fame

Mentre il sindaco pensa a Roma, i veronesi hanno paura ad uscire di casa. I clandestini protestano in strada e prendono a calci le macchine per l'acqua del rubinetto. Il responsabile della cooperativa: "Sono aizzati da qualcuno"

Redazione
Vergogna Tosi: a Verona, ai profughi villa del 500, allenamenti gratis e finti scioperi della fame

Foto d'archivio

I veronesi, le bastonate, dal sindaco Tosi, le prendono proprio tutte. Che avesse abbandonato la sua città e i suoi cittadini, per fare da segugio prima a Renzi e ora a Gentiloni, ormai, è ben chiaro a tutti.

In scadenza di mandato e ormai senza possibilità di incarichi politici a Verona e in Veneto, l'unica strada per trovare una comoda poltrona, rimane quella di compiacere e assecondare, su ogni fronte, sui (finti) profughi.

A Verona, agli immigrati clandestini, non bastano più nemmeno gli smartphone, wifi, pay tv per seguire la Coppa d’Africa, e cuscus al posto della pasta. A Verona, ai finti profughi, non basta più neppure l’allenatore personale di atletica leggera. E nonostante tutto questo, ormai, regolarmente, bloccano il traffico, mettendo in difficoltà anche i mezzi di soccorso, nelle vie a ridosso del centro storico cittadino. Proprio così. Per evitare le proteste degli immigrati africani, infatti, non è più sufficiente nemmeno che, i responsabili del centro d’accoglienza di turno, gli mettano a disposizione un tecnico di salto in alto. Anzi, è proprio chi beneficia di questi privilegi che guida le ribellioni.

Non ci credete? Omar, 25 anni, forte e muscoloso, viene dal Senegal, e da qualche mese è alloggiato a "Villa Francescatti", uno stupendo complesso cinquecentesco, con affreschi e incisioni, assieme ad altri 90 immigrati tutti provenienti dal Continente Nero. In patria, Omar, sembra, fosse un giovane campione di salto in alto. Di certo non per scappare dalla guerra, decide di abbandonare tutto e partire su un barcone alla volta della Sicilia, da dove è stato poi trasferito a Verona. Appena messo piede a Villa Francescatti ha chiesto e, ovviamente, ottenuto un preparatore tecnico "personale" per continuare ad allenarsi.

E proprio lui, da qualche giorno, è uno dei capi dei disordini che stanno facendo vivere nella paura non solo i 22 dipendenti della struttura, ma l'intero quartiere di San Giovanni in Valle, uno degli angoli più suggestivi di Verona, a due passi dal Teatro Romano e a 10 minuti a piedi dall’Arena.

Il custode della villa dorme col piccone sotto il cuscino: teme aggressioni da parte dei clandestini ospiti. I responsabili del centro dosano le parole per paura di irritare gli immigrati. I residenti della zona, per rientrare a casa alla sera, fanno il giro largo e parcheggiano la macchina a centinaia di metri di distanza. Martedì, in concomitanza con la ribellione dei richiedenti asilo all’ex base militare di Conetta, nel Veneziano, una cinquantina di immigrati si erano riversati in strada bloccando il traffico e prendendo a calci le macchine in sosta.

Avevano protestato per le solite cose, ossia per la presunta scarsa qualità del cibo, accusando i responsabili della struttura anche di dargli latte scaduto, fatto poi smentito dalle verifiche. Ma il motivo più forte della protesta, quello vero, è stato perché gli verrebbe data solo l’acqua del rubinetto. Quell'acqua che bevono milioni di italiani ogni giorno, e perché dalle 9 alle 12.30 non possono rimanere in stanza finché "il personale" pulisce.

"Non li lasciamo per strada al freddo. Dobbiamo pulire le stanze, e nel frattempo loro possono stare nelle sale comuni, dove c'è il bar e anche un insegnante che tiene lezioni di italiano" dice sbattendo i pugni sul tavolo del suo ufficio Fiorenzo Scarsini, direttore della cooperativa che gestisce "l'accoglienza".

Parte degli immigrati stanno portando avanti anche uno sciopero della fame: "Fanno finta" taglia corto Scarsini. "Mangiano patatine di nascosto. Piuttosto la cosa preoccupante è che dietro tutto questo c’è una regia esterna. Le ribellioni sembrano organizzate a tavolino, in Italia molte proteste si verificano negli stessi giorni. Non so chi ci sia dietro, ma sono convinto che sia tutto studiato".

E Omar? Come può chi ha ricevuto persino un trattamento di favore fomentare i compagni? "Appunto: ricevono indicazioni precise. Fino a qualche mese fa il rapporto con gli ospiti era ottimo. D’improvviso hanno cambiato atteggiamento". Gli immigrati, per lamentarsi della loro condizione, hanno scritto una lettera alla prefettura: "Si sono inventati che gli diciamo di scendere dal marciapiede quando passa l'uomo bianco. Vi pare possibile? Qualcuno li sta aizzando".

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