I danni della moneta unica

Il mega debito pubblico italiano? Colpa dell'euro

Nel 1981 Ciampi e Andreatta sollevarono Bankitalia dall’obbligo di acquistare titoli di Stato. Innescando una progressiva cessione di sovranità monetaria. Da quella data al 1994 il debito è raddoppiato, così come la spesa pubblica a causa degli interessi

Redazione
Il mega debito pubblico italiano? Colpa dell'euro

Che Unione europea ed euro abbiano azzoppato l’economia italiana molti analisti lo ripetono da tempo, perlopiù inascoltati o sbeffeggiati. Eppure sia le normative Ue cui l’Italia è costretta ad assoggettarsi sia la moneta unica sono una delle concause che ha determinato l’esplosione del nostro debito pubblico. Antonio Socci su Libero ricostruisce le tappe di una crisi cominciata nel 1981, quando Ciampi e Andreatta sollevarono Bankitalia dall’obbligo di acquistare titoli di Stato. Innescando una progressiva cessione di sovranità monetaria.

Nel 1980 il rapporto debito/pil si attestava al 56,8%, mentre nel 2015 era schizzato al 132,7% per dilatarsi sempre più. Il periodo più critico, quello dell’impennata, corrisponde appunto agli anni Ottanta, dato che il debito dal 1981 al 1994 è raddoppiato, issandosi fino al 121,8%. Eppure la natura degli italiani in quel decennio o poco più non pare essere cambiata, non migliorata ma diciamo nemmeno peggiorata al punto da giustificare cotanto aumento del debito. È evidente che il nodo riguarda un problema di classe politica, di scelte operate dai governanti di turno. Molti fanno risalire l’origine del disastro al “divorzio consensuale” tra Bankitalia e Tesoro, togliendo alla prima l’obbligo di comprare i titoli di Stato.

Da quel momento lo Stato medesimo non potè più controllare gli interessi sul debito esponendosi così agli attacchi speculativi. La svolta firmata da Ciampi e Andreatta era giustificata dall’ingresso del nostro Paese nel Sistema monetario europeo (Sme), antesignano della moneta unica. Mossa che innescò un’impennata della spesa per gli interessi sul debito. L’economista eurocritico Alberto Bagnai ricorda che la crescita del debito pubblico si accompagnò a un incremento della disoccupazione, raddoppiata nel giro di pochi anni, mentre al contrario il potere d’acquisto delle famiglie registrò uno stallo. Va ricordato che gli anni Ottanta sono appunto quelli dell’esplosione della spesa pubblica, passata dal 43% al 59% del Pil tra il 1980 e il 1993, dovuta anche agli enormi interessi sul debito pubblico. Il forzista Antonio Martino spiegava che “nel 1993 oltre il 73% del gettito delle imposte dirette è stato assorbito dalla spesa per interessi passivi”.

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