Sentenza della Cassazione

Lo Stato (cioè il contribuente) paga l'avvocato anche ai clandestini

Una nigeriana irregolare ha usufruito del patrocinio gratuito. I giudici: "Richiedere il regolare soggiorno sul territorio nazionale come presupposto dell’ammissione al patrocinio si tradurrebbe in una lesione del principio di effettività della tutela giurisdizionale"

Redazione
Lo Stato (cioè il contribuente) paga l'avvocato anche ai clandestini

Foto ANSA

Lo Stato paga l’avvocato anche ai clandestini. Delinquenti compresi, eventualmente. Lo dice una sentenza della Cassazione, in merito alla vicenda di una nigeriana ammessa al patrocinio gratuito, cioè pagato dai contribuenti, in un primo momento revocato dai giudici perché “la ricorrente non era regolarmente soggiornante sul territorio nazionale” e in virtù del fatto che l’art.119 del d.P.R n.115 del 2002 “non contempla tale beneficio, gravante sull’intera collettività, in favore di persone che non hanno titolo per restare in Italia”. Ovvero i clandestini.

In effetti come potrebbero beneficiare di questo privilegio soggiornando illegalmente sul territorio? Eppure la Cassazione ribalta tutto e dà ragione all’immigrata irregolare arrivata dalla Nigeria: “Poiché il patrocinio a spese dello Stato rappresenta una implicazione necessaria del diritto alla difesa costituzionalmente garantito (art.24)” si legge nel dispositivo “il concetto di straniero regolarmente soggiornante deve essere interpretato in senso estensivo, comprendendovi anche lo straniero che abbia in corso un procedimento amministrativo o giurisdizionale dal quale possa derivare il rilascio del permesso di soggiorno", riferendosi al fatto che la donna aveva chiesto di rimanere in Italia per stare con il figlio.

La sentenza precisa che “il requisito previsto in via generale per l’accesso degli stranieri al patrocinio a spese dello Stato si identifica esattamente (...) nell’autorizzazione da parte del Tribunale dei Minori, per gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico e tenuto conto dell’età e delle condizioni di salute del minore che si trova nel territorio italiano, all’ingresso o alla permanenza del familiare, per un periodo di tempo determinato, anche in deroga alle altre previsioni del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione”. Ecco la frase decisiva che autorizza il patrocinio gratuito persino, appunto, per i clandestini: “Richiedere quindi il regolare soggiorno sul territorio nazionale come presupposto dell’ammissione al patrocinio - scrive la Cassazione - si tradurrebbe in una lesione del principio di effettività della tutela giurisdizionale”.

Senza contare che il contribuente italiano paga già le spese legali per i presunti profughi, i quali nella grande maggioranza dei casi si rivelano clandestini. A Milano le istanze per il patrocinio gratuito sono di fatto monopolizzate dai richiedenti asilo, come certificato in questa inchiesta del Populista basata dei dati forniti dall'Ordine degli avvocati del capoluogo lombardo. 

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