Grottesco manuale a spese del contribuente

Follie PD, la Serracchiani spiega ai sindaci come vestirsi e lavarsi

Il presidente del Friuli - Venezia Giulia invia ai primi cittadini un vademecum sulle buone maniere: "Il risotto si mangia con la forchetta. Quando nel piatto c'è una zuppa 'tirare su' non è certo buona creanza. E i sindaci donna non mettano le gonne corte"

Marco Dozio
Follie PD, la Serracchiani spiega ai sindaci come vestirsi e lavarsi

Foto ANSA

Fortunatamente tra non molto anche gli elettori del Friuli – Venezia Giulia avranno la possibilità di cambiare. E archiviare la nefasta parentesi del PD al governo con Debora Serracchiani. Il cui mandato si sta concludendo con esiti tra il surreale e il grottesco, come l’incredibile manuale delle buone maniere inviato dal presidente ai sindaci della regione. Si legge che “il risotto si mangia con la forchetta”, chi l’avrebbe mai detto. E poi vuoi mettere un sindaco che usa la forchetta ma cementifica l’impossibile? O un altro che usa la forchetta ma spreca i soldi dei contribuenti, come pare sia avvenuto con l’inutile spedizione di questo simpatico manualetto? O un altro che usa la forchetta ma non ripara le strade?

Quando nel piatto c'è una zuppa "tirare su" non è certo buona creanza e tantomeno lo è accostare la bocca a un bicchiere senza prima avere usato un tovagliolo”. E poi “non si parla mentre si mastica”. Voi pensavate che i problemi dei sindaci fossero far quadrare i bilanci nonostante i tagli, arginare il caos immigrazione prodotto dal governo o assicurare servizi efficienti ai cittadini? Ingenui e provincialotti, come quelli che usano il cucchiaio per mangiare il risotto.

Chi segue i consigli del “vademecum Serracchiani” diventa certamente un primo cittadino modello. O una prima cittadina modella. Perché la pasionaria renziana non lesina suggerimenti nemmeno sul look. “Questi sono i problemi che i sindaci devono affrontare: come vestirsi”, si ironizza sulla rete, ridicolizzando il certosino lavoro della Serracchiani, celebre esperta internazionalmente riconosciuta di bon ton istituzionale e alta moda sindacale.

“Vale la pena ricordare l’utilità di un buon uso quotidiano di acqua e sapone, quello moderato del profumo, la cura del proprio aspetto, compresi capelli, barba e baffi che dovranno essere ben curati”. Un sindaco puzzolente, in effetti, apparirebbe sgradevole all'olfatto dei propri collaboratori e dei cittadini che avessero la sfortuna di incrociarlo, magari di primo mattino, dunque bene ha fatto la Serracchiani a spendere denaro pubblico per precisarlo.  

I sindaci donne poi non si azzardino a portare gonne corte. Come in certi paesi islamici, anche nel magico mondo “serracchianico” vigono regole sull’abbigliamento femminile, che prescrivono quanto e come sia opportuno scoprirsi. “Se siete un sindaco donna, l’invito è: misurate la gonna. Deve arrivare al ginocchio, non più su. E sandali vietati anche se d’estate. Passando ai colori del guardaroba, optate per il pastello riservando il tailleur nero alle cerimonie. Non esagerate con i gioielli, e siate parche con il profumo”.

Ce n’è anche per i sindaci uomini, non credete: “Se siete un sindaco uomo, l’invito alla sobrietà riguarda le cravatte, e ricordate: cravatta e pochette non devono mai avere la stessa fantasia”, buono a sapersi, perdindirindina. Quindi “bene i completi sia grigi che blu e pure il gessato (ma a riga stretta); vietato il nero. Le camicie devono essere azzurre in tinta unita, o con una righina, per il giorno, mentre la camicia bianca è prerogativa della sera o dell’abito da cerimonia. E mi raccomando: niente calzini corti”. Mi raccomando eh!

Tra una riga stretta e una tinta unita, di banalità in banalità, tra un consiglio puerile e l’altro, comprese imprescindibili indicazioni sui comportamenti da tenere durante le cerimonie protocollari, si arriva a 75 pagine accompagnate da una lettera firmata dalla Serrachiani in persona. Chi paga cotante perle di saggezza? La risposta è più scontata del risotto con la forchetta.

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