La proposta del prefetto di Cusio

Voglion le nostre case. Per darle agli extra

Le case sfitte ai clandestini. Non è l'ennesima sparata di qualche ministro o di qualche politico, ma l'idea del prefetto di Verbania, Igino Olita. In cambio di un affitto, si capisce...

Alfredo Lissoni
Ci vogliono prendere le case. Per darle agli extra

Foto ANSA

Igino Olita, prefetto di Verbania Cusio Ossola. Che, per fare fronte ai 472 migranti ospiti negli strapieni centri di prima accoglienza dell'Ossola, giovedì scorso ha invitato la popolazione a cedere le seconde case. "L’idea è quella di redistribuirne il più possibile in alloggi sfitti che cooperative e servizi sociali stanno attivamente ricercando". Occhio dunque, se avete una casa vuota. Non intendono espropiarvela, come ventilato in passato da un altro pefetto. Olita l'appello l'ha rivolto alla cittadinanza, promettendo soldi. "I proprietari stipulerebbero un contratto con le cooperative e da esse riceverebbero il canone a fine mese".


Peccato ci si dimentichi di dire che quei soldi le coop non li anticipano di tasca propria, ma aspettano che sia lo Stato a cacciarli. E siccome molto spesso a Roma fanno i furbi, c'è il rischio che i denari non arrivino. Ne sanno qualcosa i molti sindaci PD che si erano allargati la bocca con "accoglienza, accoglienza",  sicuri di essere risarciti dal Governo, salvo poi incazzarsi e dire "basta migranti" una volta appurato che i rimborsi tardavano ad arrivare e al momento l'onere gravava sui comuni, squattrinati o con le casse serrate dal patto di stabilità che impedisce di spendere.


Le seconde case degli italiani sequestrate e date agli extracomunitari fu il ritornello mediatico dell’anno scorso. Solo un’indiscrezione, ma la genialata sembra fosse partita dalle camere del Ministero dell’Interno, dopo che il suo inquilino, Angelino Alfano, per far fronte all’inarrestabile flusso di clandestini aveva ipotizzato di mettere loro a disposizione tendopoli ed ex caserme. La requisizione delle seconde e terze case sfitte, che sa tanto di Sinistra estrema e di collettivi anarco-comunisti, era stata ventilata per un periodo di tempo limitato, due mesi al massimo, in cambio di un indennizzo per i proprietari pagato con i fondi UE (ovviamente gli eventuali danni che gli indesiderati ospiti avessero lasciato, sarebbero stati cazzi vostri). Uno scippo forzoso di quella proprietà privata realizzata con soldi, sangue e sudore dei contribuenti e non certo dei politicanti, che doveva procedere di pari passo con l’occupazione delle scuole, da trasformarsi in dormitori nei due mesi in cui gli studenti erano in vacanza, come pure degli edifici pubblici non utilizzati da tempo.


Illazioni giornalistiche? Non sempre. Nel febbraio dell’anno scorso il prefetto di Treviso, non sapendo più dove alloggiare gli extracomunitari, aveva palesemente minacciato i sindaci della requisizione degli appartamenti sfitti, in mancanza di valide alternative; mentre in provincia di Lecco quindici richiedenti asilo erano stati ospitati nella palestra di una scuola media locale, tra le proteste della Lega e dei genitori e in barba al fatto che nelle aule ci fossero gli studenti; stesso copione in Veneto, a Portogruaro, dove eritrei e bengalesi, scappati da non si sa bene quale guerra, erano stati sistemati dalla Prefettura nella palestra di una scuola nonostante gli esami in corso.


Per tacere dei clandestini che furono momentaneamente piazzati all’Expo di Rho, in barba alle promesse renziane di trasformare l’area in un tempio della cultura e della scienza (balla grazie alla quale eravamo riusciti ad aggiudicarci l’appalto, fregandolo alla Turchia).

 

E poi ci si erano messi anche gli islamici e gli antagonisti dei centri sociali da anni, quelli che da sempre vanno ripetendo che “okkupare è un diritto”. “Una parte delle case sfitte nel nostro Paese può andare ai migranti e una parte agli autoctoni. Secondo alcune stime, le case sfitte nel Sud sono 700.000 e nel Paese oltre tre milioni. Questo significa che gli spazi per accogliere i migranti ci sono: l’accoglienza fa parte del nostro DNA”. Sulla pelle degli altri, però.


La sparata l’ha fatta l’anno scorso Izzeddin Elzir, presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (lo stesso che chiedeva che alla RAI venissero assunti giornalisti musulmani), alla trasmissione di Klaus Davi KlausCondicio, ascoltabile su YouTube. “Ci rivolgiamo ai comuni, ai prefetti per rendere disponibili queste case ai migranti ma anche agli italiani ovviamente. Bisogna evitare un clima di razzismo. Queste abitazioni potrebbero accogliere i 2 milioni di profughi che l’Italia è assolutamente in grado di ospitare, visto che Paesi come la Giordania o la Tunisia hanno fatto altrettanto”.

 

Elzir – come certi prefetti, del resto - dimenticava che lo Stato italiano può disporre solo delle proprie abitazioni, e non certo di quelle dei privati; ma non dubitiamo che se il Governo volesse, potrebbe convincere i ritrosi proprietari di seconde case a cederle in locazione per gli extra inventandosi tasse stratosferiche sulle case sfitte. E non diteci che non ci hanno già pensato…

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