Malasanità

Due medici rinviati a giudizio per la morte di una donna di 40 anni

Francesca venne visitata due volte prima del decesso, ma i medici, un dottore del pronto soccorso di Villamarina e un cardiologo di Grosseto, non chiesero accertamenti.

Alex Bazzaro
Corsia ospedaliera

Foto ANSA

Morì d’infarto a 40 anni il 17 febbraio 2015, ora due medici sono stati accusati di aver errato la diagnosi e il pm ha chiesto il rinvio a giudizio. Francesca Camiciottoli, il giorno prima di morire era stata visitata a Grosseto da uno specialista di cardiologia e appena cinque giorni aveva ricevuto il parere di un medico del pronto soccorso di Villamarina eppure nessuno dei due aveva ritenuto necessari accertamenti. Ora, il sostituto procuratore, Daniele Rosa ha chiesto il rinvio a giudizio per Giorgio Bonari e Andrea Picchi, gravissima l’accusa: omicidio colposo.


Per ricostruire la vicenda occorre tornare all’inizio di febbraio del 2015 quando la donna inizia ad avvertire i primi sintomi del malessere, dolore al braccio sinistro e al palato, così su consiglio di Lorenzo Orsi, il compagno, si sottopone alla prima visita al pronto soccorso. Il dott. Bonari effettua un accertamento sui valori degli enzimi, attraverso le analisi del sangue, e poi sottopone Francesca ad un elettrocardiogramma, concludendo qui il controllo. Una volta rientrata a casa prende quindi contatti con un cardiologo specialista, dott.Picchi, da cui viene visitata pochi giorni dopo. Il referto medico afferma che la paziente ha sintomi compatibili con l’angina pectoris, denominata anche sindrome pre-infatuale, provocata dall’insufficiente ossigenazione del cuore. Il risultato finale è, nemmeno questa volta un ricovero, ma la prescrizione di un ecostress e un controllo nel caso il dolore persista. La mattina seguente Francesca si accascia a terra, davanti al compagno incredulo, colta da un infarto nemmeno tanto inaspettato.


Dopo, l’autopsia, che conferma l’ipotesi che Francesca poteva essere curata per tempo, afferma il cardiologo David Forni:"morte improvvisa cardiaca su base aritmica". I famigliari della vittima non si danno pace, rivolgendosi anche ad un avvocato, mentre i pm inseriscono i nomi dei due medici nel fascicolo relativo al caso, accusandoli di omicidio colposo, secondo l’art 589 del codice penale. Al l primo, dott. Bonari, si contesta la superficialità con cui ha effettuato la visita di controllo di Francesca e ignorato i dolori che ella stessa dichiarava di provare, l’assenza di esami specifici e approfonditi e di un parere di uno specialista, come dichiarano i pm:“ omettendo ulteriori tempestivi accertamenti e trattamenti che avrebbero potuto portare a una corretta diagnosi (sindrome coronarica acuta non St elevata, nel caso specifico angina instabile) e quindi un diretto ricovero ospedaliero della paziente. Al secondo infine si contesta la poca attenzione con cui ha preso visione dei referti precedenti della paziente, che se valutati da un’occhio attento, avrebbero sicuramente portato ad un immediato ricovero, tra le altre colpe quella di aver prescritto una cura inefficace e di aver mandato, per l’ennesima volta, Francesca a casa.


Ad un anno di distanza, il compagno e la famiglia continuano a non darsi pace per una morte che, forse secondo il pubblico ministero, si sarebbe potuta evitare

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