Abderrahim Moutaharrik

Visto nel milanese il terrorista che voleva farsi saltare in aria in Vaticano

È accaduto a Bollate, in una nota palestra di pugilato. L'uomo riconosciuto nei selfie dei ragazzi

Alfredo Lissoni
Visto nel milanese il terrorista che voleva farsi saltare in aria in Vaticano

Foto ANSA

È passato a Bollate, anche se per un solo giorno e probabilmente giocando sul fatto che nessuno lo conosceva o sapesse cosa intendeva fare, Abderrahim Moutaharrik, il presunto terrorista lecchese arrestato nei giorni scorsi perché meditava di farsi saltare in aria in Vaticano. L'istruttore della palestra, un atleta con un passato glorioso nel mondo del pugilato, è caduto dalle nuvole. Si chiama Matteo Salvemini ed è un boxeur pluripremiato di Bollate, nel milanese. La sua palestra attira professionisti da tutta Italia. "No, non lo conoscevo", si è affrettato a precisare ai giornalisti. "Un sabato pomeriggio di alcune settimane fa", racconta, "alcuni maestri di kickboxing e di muay thai sono venuti ad allenarsi a Bollate; volevano fare incontrare gli atleti in vista di alcuni importanti match di arti marziali, come La Notte dei Campioni". Una consuetudine, questa, nel mondo del pugilato orientale; in gergo si dice "fare i guanti", vale a dire misurarsi con altri professionisti, per allenamento. 


Ma quello che Salvemini, che oggi gestisce la palestra con suo figlio Marco, non poteva immaginare è che uno degli atleti fosse un presunto terrorista dell'Isis. Certo, evidentemente non andava in giro con la kefiah e la maglietta del Califfato, come era solito fare in Svizzera e come si vede in certe fotografie pubblicate dai giornali, sulle quali ha tanto ironizzato Crozza. "Qualcuno ha riconosciuto nelle foto pubblicate dai giornali alcuni atleti bollatesi, che non fanno parte della nostra scuola, che avevano posato con lui. Tra i professionisti c'era anche lui, quel giorno; è rimasto impresso il suo stile, un atleta molto forte sul ring", racconta il pugile. Forte e determinato, visto che si era consacrato alla causa del martirio (ma il suo avvocato recentemente ha smentito; "tutte fanfaronate dette al telefono", ha precisato). "Nessuno avrebbe mai potuto immaginare una cosa del genere", ha raccontato Salvemini alla stampa; "da noi si insegna ben altra filosofia; qui, con questo sport, i ragazzi crescono in maniera sana e con disciplina". Moutaharrik - se colpevole - evidentemente non la pensava così. In tal caso, dallo sport non avrebbe imparato proprio nulla. 


In realtà, il web è pieno di foto e video di Moutaharrik, che era solito bazzicare molte palestre del Nord Italia, da Milano a Monza a Canobbio sino a Lugano. Chissà in quanti ci sono rimasti di stucco. E i suoi selfie sono sparpagliati per tutta la rete. Gli stessi responsabili della palestra ci hanno tenuto a precisare che "NON è mai stato un nostro atleta, ovvero NON è mai risultato iscritto presso la nostra struttura, né come amatore né come pugile professionista. In altri termini: NON si è mai allenato con noi. 
La questione è molto semplice: è consuetudine da sempre affermata, nel mondo della boxe e delle arti marziali in genere, che atleti di palestre 'vicine' (a livello comunale, provinciale o regionale) talvolta si rechino in strutture diverse da quella che usualmente frequentano per mettersi alla prova con pugili tesserati presso altri team. Proprio questo è quanto accaduto con il terrorista in questione. Affiliato ad una palestra che NON è la Boxe club Bollate, si è recato, UNA volta, nella nostra struttura per allenarsi con altri fighters, ossia per fare guanti. Tale espressione, nel gergo tecnico, significa misurarsi in combattimenti (sparring) che, generalmente, precedono gli incontri veri e propri. Questi sparring preliminari sono di fondamentale importanza per un fighter, specialmente nelle settimane a ridosso di un match. Capite bene che, in una disciplina come la nostra, misurarsi con atleti che frequentano palestre diverse dalla propria (e di cui dunque non si conoscono qualità, attitudini, stili di combattimento, ecc.) è tappa imprescindibile nel percorso di preparazione ad un match".

"Quanto sopra", ci raccontano i responsabili della palestra, "ci sembra una doverosa precisazione. Costruire una realtà come la nostra non è stato semplice, ha richiesto e continuamente richiede lo sforzo e la passione di Maestri estremamente competenti, primo fra tutti Matteo Salvemini, a proposito del quale non occorre spendere parole. I nostri atleti, amatori e professionisti, conoscono chi frequenta la Boxe Bollate e che tipo di clima regni nella nostra palestra: serietà, professionalità e, nel contempo, serenità e familiarità". Che sono poi i veri valori che ogni sport deve ispirare.

 

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