gli studi di Hillman lo confermano

Animali che sognano

L'essere umano si specchia nell'animale e l'animale si riflette in lui? Recenti studi dimostrano che...

Stefania Genovese
Animali che sognano

Nella scena finale del film Disney Quattro bassotti per un danese i co-protagonisti Fran e Mark Garrison osservano il loro cane danese Brutus addormentato placidamente in cuccia, circondato dalle quattro bassottine, che ad un tratto si mette a muovere le zampe e ad emettere sordi brontolii, corrugando il muso. Allora il marito rivolto alla moglie dice: “Guarda, sembrerebbe che Brutus stia sognando quella bella danese incontrata alla mostra”.

Molto spesso, chi ha la fortuna di vivere a contatto con il proprio pet, e lo osserva mentre dorme, si sarà accorto che esso scatti all'improvviso o digrigni i denti, come se la sua attenzione fosse vigile e rivolta a qualche attività onirica. Se gli animali come sosteneva lo psicanalista James Hillman nel libro Animali del sogno sono in noi come archetipe guide e compaiono come parte integrante di un sistema simbolico primordiale insito nella coscienza umana fin dall'antichità remota, non solo come metafore indicanti la nostra istintualità, è lecito pensare che la connaturalità che contraddistingue noi e loro, in egual modo ci unisce nel comune denominatore del sogno. Infatti Hillman (animalista convinto che giudicava un “deicidio” la mattanza di alcune specie animali), si domandava se fosse possibile scindere questo legame profondo tra noi e loro, e come fosse possibile comprendere noi stessi (simili agli animali per retaggio filogenetico), senza aver familiarità con le immagini, con gli stati di coscienza che anch'essi stessi creano.


E è dunque lecito domandarsi se anche loro sono portati come noi a sognare. Lo scienziato cognitivo Jason G. Goldman, tempo fa, dichiarò alla BBC, che dopo aver studiato attentamente i comportamenti di mammiferi, ed uccelli, e persino di taluni anfibi, osservandone empiricamente le attività fisiche basandosi sull'analogia del loro funzionamento cerebrale a quello umano, si potesse asserire senz'ombra di dubbio, che anch'essi erano soggetti ad una attività onirica, basata su residui delle attività diurne o realizzanti un appagamento biologico. Inoltre studiando gli animali nelle fasi REM, il neurologo Adrian Morrison dimostrò che i gatti, ed i cani, muovevano la testa come se stessero inseguendo qualcosa.


Ma anche altri scienziati come ad esempio, Kenway Louise e Matthew Wilson, del MIT di Boston, registrando l’attività neuronale nell’ippocampo (l’area del cervello coinvolta nella formazione e nella codifica delle memorie) di alcuni topi che correvano in un labirinto, e sovrapponendola a quella registrata durante il sonno, scoprirono modelli di attivazione simili, come se gli animali stessero sognando di ripercorrere il labirinto. Persino negli uccelli si è evidenziato come i patterns di attivazione dei neuroni durante l'emissione di un loro particolare cinguettito fossero identici sia quando erano desti, che assopiti.

Questi risultati hanno trovato conferme grazie ad ulteriori esperimenti condotti da Michel Jouvet insieme ad alcuni colleghi neurologi; i test da loro effettuati hanno registrato medesime attivazioni neuronali ed ormonali durante la fase REM, comuni sia agli uomini che agli animali. L'essere umano si specchia nell'animale e l'animale si riflette in lui? Certamente ci sono ancora da sciogliere dei quesiti fondamentali, del tipo se i loro sogni abbiano costrutti complessi e colorati simili ai nostri, o se essi siano consapevoli emotivamente del fatto di sognare.

La prima domanda è facilmente ascrivibile alla diversa struttura dell'apparato oculare e neurofisiologico dei singoli animali cane, gatto, uccelli, ecc., (ad esempio il gatto ha un campo visivo di 200 gradi ma percepisce meno i colori, avendo potenziata una formazione cellulare dietro la retina che gli consente la visione notturna, il cane invece ha meno acuità visiva nella distinzione di taluni colori), e conseguentemente i loro sogni “a colori” si adegueranno ad essa. La seconda “vexata quaestio” potrebbe trovare una risposta nell'approccio zooantropologico-cognitivo che, ritenendo il comportamento animale espressione del suo stato mentale, riconosce ad esso capacità di elaborare informazioni e di rispondere come soggetto consapevole alle interazioni ambientali; in questo caso anche il sognare sarebbe una attività non poi così estranea al nostro pet.

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