Il Triangolo maledetto

Bermuda, per la NASA è mistero risolto

L'Ente spaziale mette on line le foto satellitari del Triangolo delle Bermuda, per dimostrare che non vi è alcun mistero. Eppure le sparizioni continuano, e c’è chi le attribuisce agli UFO

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Redazione

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Bermuda, per la NASAè mistero risolto

Una delle foto declassificate dalla NASA. I falsi colori evidenziano le differenze termiche. Non risulta la presenza di alcun relitto.

Nell’era di Internet e dell’apertura (più o meno sincera) degli archivi governativi, anche la NASA sbarca sul web e posta on line le foto satellitari scattate, nel corso degli ultimi venti anni, al Triangolo delle Bermuda. Nelle intenzioni dell’ente spaziale americano questa sarebbe la miglior dimostrazione che nel “triangolo maledetto” non vi è nulla di anomalo. Nelle foto non vi è traccia alcuna né di relitti né di UFO, mostri marini o quant’altro di insolito, cui attribuire la paternità delle sparizioni. Ma in tal caso, che fine hanno realmente fatto le centinaia di navi ed aerei volatilizzatesi nel nulla negli ultimi tre secoli?

Ma andiamo con ordine. La storia del Triangolo delle Bermuda ha avuto, negli anni Settanta, un’incredibile fortuna mediatica, ispirando libri, fumetti e film. Il successo del filone (grazie principalmente alle fatiche letterarie di Charles Berlitz, principale biografo dei misteri del “triangolo”) si è andato gradatamente affievolendo sino a che, negli anni Novanta, del “triangolo” non si è parlato più. Ciò ha recentemente spinto gli scettici a ricondurre la catena di inspiegabili incidenti marittimi ed aerei a semplici casualità ed a considerare “panzane letterarie” i vari fenomeni anomali ed ufologici segnalati in un quel tratto di mare di ben 3 milioni di kmq, che disegna un triangolo (un rombo, secondo altre interpretazioni) che tocca Miami in Florida, S.Juan a Portorico e la Gran Bermuda, al largo della costa sudorientale degli Stati Uniti.

Laggiù navi e aerei sparirebbero senza lasciare traccia, verrebbero trovate imbarcazioni alla deriva senza equipaggio, strumenti meccanici come le bussole impazzirebbero improvvisamente e gli ultimi messaggi radio, lanciati da navi ed aerei prima di dissolversi nel nulla, riferirebbero di “terre che non sono più al loro posto” e di “acque improvvisamente diventate bianche”. Per spiegare queste improvvise sparizioni i media hanno ideato  le ipotesi fantasiose: rapitori extraterrestri, mostri marini, varchi dimensionali che si spalancherebbero all’improvviso inghiottendo tutto, armi sottomarine atlantidee ancora attive, che disintegrerebbero gli intrusi. Alle tesi “estreme” dei credenti, gli scettici rispondono con argomentazioni altrettanto fantasiose: correnti marine, perturbazioni atmosferiche (Jules Metz, meteorologo francese), forze della natura (Michael Cusack, redattore di Science World), errori umani, instabilità climatica, campi magnetici originati dall’antica caduta di un meteorite (Ahrald Kalweit, geologo), fronti ventosi di nordovest…


Indubbiamente di fantasia, nei libri del filone “bermudiano”, ve ne è parecchia, ma spiegare tutto con anomalie climatiche è quanto meno riduttivo. E se pensate che incidenti e sparizioni non facilmente spiegabili non vi accadano più siete in errore. Il fatto che nessun altro incidente documentato si sarebbe verificato dopo l’uscita dei due libri cult di Berlitz, Il triangolo maledetto e Senza traccia, starebbe a dimostrare l’infondatezza delle tesi dello scrittore, argomentano gli scettici. Ma nella realtà non è così: gli incidenti continuano ad accadere, anche se la stampa preferisce spesso tacerli, o non attribuirne la paternità al “triangolo maledetto”, per non urtare gli interessi miliardari delle compagnie aeree (sempre pronte ad adire vie legali contro certa pubblicità negativa).

Il caso VIP più famoso? La scomparsa di John John Kennedy, signora e cognata, il 16 luglio 1999. La stampa si guardò bene dal sottolineare che l’incidente dell’aereo Saratoga 2HP che trasportava i tre  fosse accaduto nel famigerato triangolo, ma era così. L’incidente più sanguinario? Lo schianto del DC9 Valujet, con 109 persone a bordo, precipitato nel maggio del 1996 nelle paludi Everglades vicino a Miami, in Florida. Le cause rimasero sconosciute; si parlò di guasto meccanico e di “carretta del cielo”, sebbene i portavoce della Compagnia aerea ribadissero che i loro standard fossero “superiori alla media”. In questo caso l’aereo non scomparve nel nulla in acqua, ma finì sul fango di palude (peraltro infestato da serpenti ed alligatori). I soccorsi poterono così arrivare (inutilmente: nessun superstite) ed i tecnici studiarono i frammenti. Mistero: “L’oggetto più grande che abbiamo trovato ha le dimensioni di un pallone”, dichiarò un tenente dei pompieri. Quale forza misteriosa poteva avere sbriciolato in quel modo la fortezza volante?

Per la National Transportation Safety Board (NTSB), che aprì un inchiesta, “nella stiva dell’aereo c’erano 60 bombole di scorta d’ossigeno, scadute, che ad Atalanta sarebbero state revisionate e ricaricate”. “Le bombole servivano, in caso di emergenza, per le maschere dei passeggeri; solo che l’ossigeno è fortemente infiammabile”, ha dichiarato Robert Francis, vicepresidente della NTSB. Ma come mai esse sarebbero esplose solo questa volta? E se credete che questo sia, fra gli episodi più recenti, quello maggiormente insabbiato, siete in errore. Nell’estate del 1988 le telecamere della CNN ripresero le fasi finali del salvataggio dell’unico superstite – il primo della storia – del Triangolo. L’uomo era scampato ad un misterioso disastro marittimo; aveva avuto la prontezza di riflessi di indossare un salvagente ed era stato infine recuperato alla deriva nel mare in tempesta. Sebbene tutti volessero sapere cosa fosse successo, stranamente l’uomo non venne mai intervistato ed il suo racconto non fu mai reso noto.

L’11 luglio 1997 toccò ad un aereo Tupolev cubano, salpato da Santiago del Cile e diretto verso l’isola caraibica, esplodere in volo con i suoi 44 passeggeri. La notizia ebbe solo pochi minuti di cronaca sui tg italiani; le cause non vennero spiegate, ma agli ufologi portoricani non sfuggì il fatto che il velivolo stesse sorvolando una zona da sempre al centro di incidenti misteriosi ed apparizioni UFO.

Oggi del “triangolo” non si scrive quasi più, e solo occasionalmente le tv tradizionali vi accennano, nei programmi sul mistero. Sul satellite la situazione è diversa: History Channel vi ha dedicato numerosi documentari tra il 2005 ed il 2007, pur se con taglio scettico; la tv militare russa RTR-Planet e la marocchina 2M Maroc se ne sono interessate, con ben altri toni, rispettivamente il 17 giugno 2004 ed il 16 dicembre 2005.

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