donald, l'apocalisse e la sinistra schizofrenica

Il Governo s'attacca al Trump

Alfano e Pinotti in tv pronti a collaborare col tycoon. Ed il Corriere s'affretta a censurare la copertina sbagliata. Lo sfottò ai repubblicani sparisce dalle versioni on line

Redazione
Il Governo s'attacca al Trump

L'hanno coperto sino all'altro giorno di insulti: sessista, nazista, razzista, addirittura l'uomo che, appena eletto, avrebbe scatenato una guerra nucleare (contro chi, non è dato di sapere, visto che, a differenza del suo predecessore, è in ottimi rapporti sia con la Russia che con la Cina). Nelle ore precedenti il voto i giornali nostrani, quelli radical chic, avevano addirittura già esultato, dando per certa la vittoria della Clinton. "Hillary risale nei sondaggi", aveva scritto Repubblica. Peggio aveva fatto il Corriere, che nella versione cartacea aveva sottotitolato: "I repubblicani: Ci serve un miracolo" e che, a figuraccia fatta, si è affrettato a ritoccare la versione on line, con un più asettico (quanto inutile) commento della Clinton.












Poi, a urne chiuse e a proclamazione avvenuta, ci siam dovuti sorbire la piroetta politica di rito. A Porta a porta ci siamo ritrovati due ministri, Angelino Alfano e Roberta Pinotti, che lasciate improvvisamente da parte "peste e corna", si degnavano di dichiararsi pronti ad interloquire con il "Presidente degli Stati Uniti d'America", quasi che la Potenza mondiale fossimo noi (che per inciso, è una delle tante sbruffonate dette da Renzi, all'inaugurazione dello stabilimento Philip Morris a Crespellano, il 23 settembre scorso).


Ed abbiamo così scoperto di avere un ministro degli Interni "da sempre filoamericano", ed una ministro della Difesa che rivendica comunque una maggiore affinità partitica con Obama, perché "democratico" lui, "Partito Democratico" lei. Affinità pericolosa, il copyright del termine "democratico". Perché tale si definiva anche la Cambogia ("Kampuchea Democratica") tra il 1976 e il 1979, negli anni della sanguinosissima dittatura dei Khmer Rossi di Pol Pot, che in nome del comunismo e della democrazia torturarono e sterminarono un terzo della popolazione del Paese.


E oggi eccolo là, Matteo Renzi, con il suo "Collaboreremo", che tenta d'attaccarsi al tram, anzi al Trump. "Collaboreremo". Quasi che il presidente USA fosse lui. Un PD senza vergogne, che, nonostante la trumpvata presa ieri da Hillary, ha sempre ripetuto come un salmo, un mantra e un ritornello che Donald avrebbe scatenato la Terza Guerra Mondiale. Lo dicevano anche della repubblicana Sarah Palin, oggi in pole per la carica di ministro, e prima ancora dei repubblicani Reagan e dei Bush. Peccato che il primo abbia contribuito alla fine della Guerra Fredda, siglando accordi di pace con Mosca e allontanando dal mondo il pericolo del conflitto nucleare, ed i secondi abbiano strenuamente combattuto Saddam Hussein ed il fondamentalismo incarnato da Bin Laden e dai talebani. Quello stesso fondamentalismo al quale il democratico Obama, premio-Nobel-non-si-sa-perché, ha invece spalancato le porte, lasciando naufragare le primavere arabe e consegnando Nordafrica e Medioriente al Califfato. Con Hillary che sapeva. Ce lo dice Wikileaks...

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