Intervista al giornalista di Mediaset

Toni Capuozzo: "Trump? Una bella ventata di democrazia. Contro i media politicamente schierati"

L'autore e conduttore di Terra! spiega il cortocircuito dell'informazione: "Quando il popolo vota per loro è un voto intelligente, di passione civile, di avanzata democratica. Quando vota per gli altri, per esempio per la Lega, è sempre un voto di pancia o di rabbia"

Marco Dozio
Toni Capuozzo: "Trump? Una bella ventata di democrazia. Contro i media politicamente schierati"

Toni Capuozzo, giornalista Mediaset, autore e conduttore di Terra! su Rete4, in un post su Facebook ha definito l’elezione di Trump “una bella ventata di democrazia” che ha unito l’elemento di protesta con il “farsi beffe dei sondaggi e dei media politicamente schierati”. Insomma “un rifiuto della continuità e della correttezza politica ad ogni costo”, con un grande sconfitto, tra gli altri: Obama “presidente Nobel per la pace e signore dei droni”.

Capuozzo, lei ha parlato di tante “facce a lutto tra gli osservatori”. Come per la Brexit, i cittadini hanno sbagliato a votare?
Siamo alle solite. Quando il popolo vota per loro è un voto intelligente, di passione civile, di avanzata democratica. Quando vota per gli altri, che si tratti di Lega, Grillo o destra è sempre un voto di pancia o di rabbia.

La sinistra mediatica e politica, che si definisce democratica, di fondo non rispetta il voto democratico.
In queste ore giornali e Tv danno grande rilievo alle manifestazioni di New York o Los Angeles contro l’elezione di Trump, inscenate da coloro che non riconoscono il voto democratico. La grande enfasi che viene riservata a questi eventi è la rappresentazione plastica di come i media continuino a non voler accettare la realtà. Notano che alle manifestazioni partecipa Cher. Gli stessi che hanno attaccato Trump per il ciuffo impresentabile ora lodano Cher, una che ha fatto la fortuna dei chirurghi plastici.

Molti grandi analisti, grandi giornali e grandi giornalisti improvvisamente si mostrano morbidi e concilianti nei confronti di Trump, dopo averlo ridicolizzato fino al giorno prima.
Stiamo parlando della stragrande maggioranza del giornalismo, che ora se la cava dicendo che “bisogna riflettere”. C’è chi imputa alla Clinton di non aver capito cosa stava succedendo. Certo lei non aveva capito, però era in felice compagnia dei media. In Italia poi siamo così provinciali che riteniamo l’americano uno stupido, si utilizza la definizione di persona di “bassa cultura”. Questi fini osservatori dicono che ora il mondo è cambiato. Peccato che fosse cambiato molto prima dell’8 novembre, ma loro non se ne erano accorti. È divertente vedere come i media si lecchino le ferite pronti a prendere la prossima cantonata.

Il governo dopo aver “endorsato” platealmente Clinton, unico in Europa, ora tenta una fantozziana retromarcia. Il ministro Pinotti è arrivata a lodare il discorso di Trump.
Il ministro Pinotti mentre apprezza Trump dimentica di aver mandato una compagnia di militari dell’esercito italiano in Lettonia. Sono i partigiani del 26 aprile. Francia o Spagna, Clinton o Trump, purchè se magna. Poi ci sono gli ultimi giapponesi.

Ovvero?
Quelli di “ora e sempre resistenza”, come Enrico Deaglio che sull’Unità in pratica dice che siamo al nazismo. Del resto secondo questi signori Orban è un fascista.

A proposito di Orban, con Terra! lei ha affrontato la vicenda di Gorino, i cui abitanti sono stati invitati dal prefetto Morcone a trasferirsi in Ungheria.
Il ministro dell’Interno Alfano ha detto che Gorino non è Italia e il prefetto Morcone ha appunto invitato i suoi abitanti ad andarsene in Ungheria, come a dire “mettetevi le camice brune”, quando in Ungheria, al contrario, c’è una dinamica parlamentare e democratica vivace. Se dici e pensi queste cose poi è ovvio che ti sorprendi se in Gran Bretagna e negli Stati Uniti i muri non dispiacciono a popoli che si sentono un po’ assediati, un po’ incerti, un po’ stritolati dalla crisi economica e dalla disoccupazione. Se lo dice il papa che è un predicatore, si può essere d’accordo o meno ma è il richiamo a un principio. Ma se lo dice un governante o un ministro della Repubblica allora rischia di diventare un predicatore, ma un predicatore nel deserto. A un ministro chiedo governabilità e pragmatismo, non prediche. Perchè in tutto il mondo piacciono i muri? Il muro di Israele ha reso la vita difficile a tanti palestinesi, ma quanti attacchi terroristici ha contribuito a prevenire? Il muro ha funzionato oppure no? Queste però sono le cose che è difficile chiedersi.

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