I talebani dell'accoglienza

Ong tedesca sotto accusa: "Ha provocato una strage in mare"

Il Giornale racconta come il comportamento della nave pro immigrati Sea Watch avrebbe contribuito a determinare la morte di decine di persone, mentre era in corso un'operazione della Guardia costiera libica

Redazione
Ong tedesca sotto accusa: "Ha provocato un disastro in mare"

Foto generica

Vogliono portare gli immigrati in Italia. Ma con il loro comportamento avrebbero contribuito a decretarne la morte. Un’esclusiva del Giornale racconta come l’Ong tedesca Sea Watch, definita “talebana dell’accoglienza”, abbia accusato la Guardia costiera libica di aver provocato l’annegamento di decine di “migranti” al largo delle coste africane. Accuse smentite da un filmato dei militari libici che hanno ripreso le operazioni in corso. È successo infatti che lunedì scorso un barcone carico di un centinaio di immigrati fosse segnalato in difficoltà a 30 miglia dalla costa libica. La segnalazione è partita dal centro di coordinamento con la Marina italiana della base di Abu Sitta a Tripoli.

Nel giro di venti minuti il gommone di fabbricazione cinese viene raggiunto da una motovedetta della Guardia costiera libica e solo successivamente da Sea Watch. Le regole del mare indicano che il comando delle operazione è in capo ai libici, essendo arrivati per primi sul posto. Il video mostra come i libici tentino con grande cautela di avvicinare il barcone per trarre in salvo le persone a bordo.

La manovra è delicata e basta un movimento di troppo per determinare il ribaltamento della bagnarola.  L’ufficiale libico Abujela Abdelbari racconta i motivi della tragedia: “L'equipaggio ha cominciato a recuperare i migranti, ma la gente di Sea watch si è piazzata a dieci metri nonostante le ripetute richieste del comandante di collaborare. I migranti illegali è ovvio che vogliano andare in Italia e non tornare indietro in Libia. La vicinanza del gommone della Ong ha provocato il disastro. A decine si sono tuffati anche a rischio di annegare”. Mentre foto e filmati parziali diffusi dalla Ong cercavano di accreditare la tesi opposta, addossando le responsabilità ai marinai libici.

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