La denuncia di un produttore

La truffa dell'olio nordafricano spacciato per italianissimo

Già in passato un imprenditore calabrese aveva ammesso che l'olio spacciato per nostrano veniva spesso "tagliato" con quello tunisino e marocchino

Alfredo Lissoni
Olio tunisino, si sapeva già due anni prima

ANSA

Con la scusa della Xylella l'Unione Europea ci ha costretto a distruggere i nostri uliveti (usare antiparassitari no?) e ad importare olio tunisino. Ma c'e chi in passato aveva già lanciato l'allarme. Inascoltato

Aveva già denunciato la truffa dell’olio tunisino nell’ottobre 2014, dai microfoni di una radio milanese, quando ancora non era scoppiato lo scandalo delle importazioni dal Nordafrica. Lui è Angelo Falletti, calabrese trapiantato a Milano, presidente dell’associazione Amico Ulivo e questa è la trascrizione di quella storica intervista, datata 12 ottobre 2014.

Dottor Falletti, in che consiste il vostro lavoro?
Tutto è nato nel Gargano quando ereditai da mio padre un uliveto abbandonato a Lago di Varano. Non era il mio campo e tutti mi dicevano di cederlo, ma vi erano piante secolari che producevano un olio eccezionale. A quel punto mi son detto: “Perchè perderlo?”. A quel punto ho ideato il progetto Amico Olivo; le persone possono partecipare alla ricostruzione di questo oliveto, avendo in cambio, per ciò che possono donare, dell’olio. Poiché però l’olio al Nord non lo conosce nessuno, ho deciso di creare un laboratorio didattico in Zona 3 a Milano, coinvolgendo le scuole. Più di una persona si è prodigata: i volontari, 1700 bambini della scuola primaria e 600 ragazzi del settore alberghiero, dell’Amerigo Vespucci. Insegnamo loro la frangitura e produciamo l’oli de Milàn, l’olio di Milano, con etichette disegnate a mano dai bambini.

Ed il lato negativo?

La parte negativa di tutta la questione è che l’olio viene venduto al Nord con etichette diverse, che ne nascondono la reale provenienza. Ho scoperto che grandi nomi spesso usano l’olio pugliese e lo spacciano per una loro produzione locale. In realtà tutti al Centronord usano olio pugliese, dato che la Puglia è la regione che ne produce il 70 per cento. L’aspetto negativo è che al Sud non vengono mandati soldi per la raccolta delle olive ma anzi l’olio viene comperato per quattro soldi, strangolando gli olivicultori. E questo è niente: quuando va male ci viene propinato olio tunisimo, marocchinio o spagnolo per italiano. Questa è una truffa , se l’olio ci viene venduto come italiano, tale deve essere e non nordafricano. In questo modo la grande industria arreca un grave danno alla nostra agricoltura.

Non si è occupato solo di questo, però...

No, in passato avevo creato a Canossa un progetto per il recupero del cavallo abbandonato; creai il Parco equino italiano con lo scopo di salvare i cavalli anziani, destinati ad essere soppressi; vi aveva preso parte Alberto Sordi (che aveva sensibilizzato le persone al problema delle mattanze con il film Nestore l’ultima corsa; N.d.R.) e Licia Colò, oltre all’UNIRE, l’associazione nazionale di ippica. Solo che poi la politica si è messa di traverso. È arrivato Rutelli, con la sua bella faccia sorridente, promettendogli un parco equino alle porte di Roma e ha convinto Sordi a mettersi con lui; non ha salvato un solo cavallo, mentre noi siamo riusciti a farne morire di morte naturale (e non abbattuti al mattatoio una volta vecchi; N.d.A.) una trentina.

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