m5s: cadono le prime teste

Grillo, il figliuol prodigo torna a casa. Scornato

Beppe torna a Canossa col capo cosparso di cenere ed il leader Ukip detta le condizioni. Segandogli i collaboratori più stretti e dettando l'agenda politica

Redazione
Grillo, il figliuol prodigo torna a casa. Scornato

Foto da Panorama

Dopo che l'Alde gli ha sbattuto la porta in faccia, e con una spudoratezza che non è da pochi, Beppe Grillo è tornato a bussare alla porta di Nigel Farage, quello stesso leader di Ukip che aveva mollato in braghe di tela. E, incredibilmente, quest'ultimo pare abbia deciso (salvo giravolte dell'ultimo minuto, alle quali ci stiamo abituando) di riaccoglierlo all'ovile. Nel gioco dell'oca quando si perdeva si tornava al punto di partenza. Lo stesso pare accada nel gioco del Grillo. E puntuali sono partiti gli strali telematici contro il prima odiato-poi benedetto-ora nuovamente odiato Verhofstadt, che al comico ligure aveva ventilato l'ingresso nell'Alde, salvo fare marcia indietro quando tutti i suoi erano insorti, con una frase riassumibile in "ma chi ci tiriam dentro?".


"Verhofstadt, che oggi si propone come negoziatore per la Brexit dovrebbe solo vergognarsi, perché da meschino si è piegato alle pressioni dell'establishment", lo attacca adesso Beppe Grillo sul suo blog, dove annuncia il rientro nell'Efdd. "Fallito l'accordo con il gruppo Alde, abbiamo rispettato la volontà espressa dalla rete applicando la seconda scelta più votata dai certificati: rimanere nel gruppo Efdd", è la presa per il culo con cui si giustica. Perché parlare di "seconda scelta", quando la decisione era tra due, l'entrare o meno e dopo che si è stati messi alla porta, ricorda la favola della volpe sfigata e l'uva. Invocare poi il "rispetto della Rete" è ancora peggio. Basta leggere sui social cosa ha realmente detto il popolo del Web della decisione di Grillo, all'annuncio di un possibile accordo con Alde, per rendersi conto che la "volontà popolare" non era stata minimamente rispettata. Ma tant'è.


"Nel primo pomeriggio io e Davide Casaleggio abbiamo avuto una Skype call con Nigel Farage, ex leader della delegazione inglese Ukip e presidente del gruppo Efdd. Abbiamo rinnovato l'accordo, rinunciando alla carica della co-presidenza che fino ad oggi è stata occupata da David Borrelli", ha scritto Grillo. La conference call, indicano fonti interne al gruppo Efdd, ha avuto toni anche "umoristici" (meglio scherzarci sopra, già), ma nella sostanza il leader dell'Ukip ha dettato le condizioni, tre, chiedendo la conferma dell'intenzione di proporre un referendum sull'euro, ma soprattutto l'esclusione di David Borrelli dal ruolo di copresidente del gruppo, nonché il non rinnovo a febbraio del contratto per il funzionario M5S che ha partecipato alla trattativa per approdare nel gruppo liberale ed europeista dell'Alde.

Traducendo, il britannico avrebbe chiesto - secondo le fonti - la testa di David Borrelli entro martedì prossimo e del funzionario trevigiano entro febbraio, quando non gli dovrà essere rinnovato il contratto. Altra vittima indiretta del rientro a casa Efdd è Fabio Massimo Castaldo, da due anni e mezzo candidato alla Vicepresidenza del Parlamento Ue e che oggi durante la riunione ha annunciato che non si ripresenterà alla prestigiosa carica. Anche Piernicola Pedicini, candidato del gruppo alla Presidenza del Parlamento, non si presenterà alla corsa per la poltrona che è stata di Schulz. Prima e dopo la riunione del gruppo Efdd, i parlamentari grillini hanno avuto diversi momenti di confronto durante i quali è emerso che dopo il fallimento del passaggio all'Alde restavano solo due opzioni: restare con Farage o consegnarsi all'irrilevanza passando tra i 'non iscritti'. Nella riunione col gruppo, a quanto si apprende, almeno un paio di eurodeputati pentastellati, Dario Tamburrano e Marco Valli, hanno espresso il loro disappunto per la conduzione del mancato traghettamento nell'Alde.


L'uscita formale dei 17 eurodeputati del M5S dal gruppo Efdd avrebbe comportato per i grillini la perdita di personale (circa una ventina di funzionari di gruppo), l'esclusione dell'accesso alle cariche nelle Commissioni parlamentari e il potere di influenza sui principali dossier. Al tempo stesso la fuoriuscita dei pentastellati avrebbe messo a serio repentaglio l'esistenza stessa del gruppo Efdd, attualmente composto da 44 parlamentari. Senza i 17 italiani, ne sarebbero rimasti solo 27: appena due più del limite minimo di 25 (in rappresentanza di sette diverse nazionalità) ammesso nel Parlamento europeo per la costituzione di un gruppo parlamentare. E insomma, una poltrona è per sempre...

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