trafficante o profugo?

Ennesima figura di m**** del Governo: abbiamo arrestato lo scafista sbagliato?

Sì, no, boh? Non si riesce a capire. Non tornano nome, età e tratti somatici. Per i sudanesi è il boss sotto mentite spoglie, per l'Intelligence inglese un loro agente infiltrato. Abbiamo incarcerato James Bond?

Alfredo Lissoni
Ennesima figura di m**** del Governo: abbiamo arrestato lo scafista sbagliato?

A sinistra il boss scafista, a destra l'eritreo arrestato. Foto ANSA

Ma si può sapere come le facciamo le indagini sulla tratta degli schiavi? Perchè adesso salta fuori che il famoso boss eritreo estradato dal Sudan non sarebbe affatto il pericoloso criminale tanto celebrato sui giornali, ma solo un povero cristo vittima di un'omonimia, del solo nome, per giunta. Vittima di quel razzismo per cui gli stranieri "hanno tutti la stessa faccia". Non sarebbe Mered Medhane ma Mered Tesfamariam. In comune soltanto il nome. 35 anni il primo, 28 il secondo.


Per giunta, quest'ultimo sarebbe un rifugiato che si trovava a Khartoum, uno sfigato che fuggiva non si sa bene da quale guerra e che è finito invece nelle mani della polizia pirla sudanese. E per pirla siam passati pure noi. Il Fatto Quotidiano ha titolato: "Il Governo sequestra lo scafista sbagliato. Credono di aver portato in Italia il re dei trafficanti, ma si tratta di un rifugiato eritreo". E bravo Alfano, non ti smentisci mai. Poi vai in tv a dire che "è tutto sotto controllo".

Se non fosse stato proprio per la tv, in questo caso la BBC, che ha scoperto l'arcano, bella cazzata che avremmo fatto. "C'è stato un errore, uno scambio di identità. Il nostro amico è innocente", hanno confermato alla tv inglese i suoi conoscenti. Come Hermon Berne, che ha detto: "Non credo possa essere coinvolto in niente del genere, è una persona buona". "Non è lui, ma solo un ragazzo con lo stesso nome", ha confermato una giornalista dello svedese Aftonbladet, che il vero scafista lo conosce, per averlo intervistato.


Alla procura di Palermo non sanno che pesci pigliare. Hanno coordinato le indagini che hanno portato alla cattura dell'uomo e ora dicono: "Stiamo svolgendo gli opportuni accertamenti. Al momento tutto quello che possiamo dire è che la segnalazione del ricercato, il suo arresto e l'estradizione ci sono stati comunicati in via ufficiale dalla National Crime Agency e dalle autorità sudanesi tramite l'Interpol".


La sorella Segem, raggiunta telefonicamente a Khartoum, ha spiegato: "Non so perché è stato arrestato. Non ho saputo nulla di lui per due settimane. La polizia lo ha arrestato in un caffè di Khartoum, lo hanno portato a casa, hanno perquisito l'abitazione, non hanno trovato nulla, ma lo hanno portato via. Lui vive con altre cinque persone. Hanno arrestato solo lui. Per due settimane non ho saputo nulla e ieri ho scoperto che la polizia italiana lo aveva accusato di essere un trafficante di migranti. Ma è innocente, non ha fatto nulla, sono scioccata. Non ha fatto nulla di male in Sudan".

Alcune cose però il fermato le ammette: è suo il cellulare intercettato dalla polizia inglese che l'ha localizzato a Khartoum, sono sue le telefonate fatte con l'apparecchio, ora sotto sequestro e a disposizione dei magistrati palermitani, intercettate dalla National Crime Agency inglese e prova, per gli inquirenti, del suo ruolo nella tratta di esseri umani. Due chiamate fatte il 23 maggio, il giorno prima del blitz, fatte sentire a degli interpreti che non hanno avuto dubbi: la voce al telefono era la stessa del trafficante intercettato dai pm di Palermo che da due anni indagano sul traffico.


"Le telefonate le ho fatte", si è difeso l'africano davanti al gip Wilma Mazzara, al procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, all'aggiunto Maurizio Scalia e al pm Claudio Camilleri, "ma erano comunicazioni coi miei familiari che stanno nel nord Europa sul viaggio verso l'Italia che stavo per fare". Tesi di cui, visto il tenore dei dialoghi, in molti dubitano. L'eritreo avrebbe anche ammesso di avere in comune col trafficante alcune conoscenze. Numeri chiamati due anni fa dal ricercato e registrati dagli inquirenti sarebbero di suoi contatti. Tutto casuale? I magistrati non si sbilanciano e vanno avanti con gli accertamenti.


Un mistero dunque c'è: falegname, secondo i suoi, 007 secondo la BBC. Gli uomini dell'Intelligence inglese sono infuriati: "Avete in mano la persona sbagliata. Non avete catturato un innocente, avete fatto di peggio perchè il catturato è un infiltrato, ha aiutato le indagini in Sudan e in Eritrea. Una fonte preziosa irrimediabilmente bruciata". Ma qui, più che una storia alla James Bond, sembra una barzelletta alla Johnny English...

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