rivolta nera in calabria

"Carabinieri razzisti, Italia mafiosa". A San Ferdinando si passa dal coltello al cartello...

I clandestini della tendopoli di Reggio Calabria inscenano una protesta contro le Forze dell'Ordine e minacciano: "Niente giustizia, niente pace"...

Redazione
"Carabinieri razzisti, Italia mafiosa". A San Ferdinando si passa dal coltello al cartello...

La minaccia (copiata dagli slogan USA) dei candestini calabresi: "Niente giustizia, niente pace". Foto ANSA

"Italia Paese razzista", "I carabinieri ci ammazzano come animali", "Italia mafiosa". Questo il tenore di alcuni dei cartelli esposti dai neri di San Ferdinando in Calabria, dopo l'incidente che ha visto un carabiniere sparare ed uccidere un clandestino, che, poverino, lo aveva solo gentilmente accoltellato. Non sono tutti criminali, gli "ospiti" della tendopoli calabrese; ma che voglian far passare per carnefici le vittime proprio non ci sta. Ed ecco ripresentarsi quel copione ipocrita e cialtronesco che le comunità nere da sempre adottano nei Paesi dove sono ospiti più o meno desiderati. Come negli Stati Uniti ove, ogniqualvolta la polizia uccide un nero, si scatenano rivolte e disordini con la complicità della sinistra anarco-radicale USA, all'urlo di "No justice no peace", Nessuna giustizia nessuna pace, e parte immediata l'accusa di razzismo (e molto probabilmente diversi poliziotti, visto come menano di santa ragione i delinquenti delle minoranze, lo sono), ma c'è un silenzio di tomba quando lo stesso errore viene commesso contro un bianco. Atteggiamenti entrambi sbagliati.


In America di tutto ciò se ne fregano, si sa (dal ventottenne nero in carrozzella, freddato a Wilmington; al bimbo di sei anni ucciso a bruciapelo, con sedici colpi di pistola, a Chicago, sino al giovane afroamericano crivellato a Los Angeles quando ormai era già steso a terra); c'è l'inchiesta, il poliziotto di turno se va bene viene arrestato, altrimenti nisba. C'è voluto un presidente di colore perché si dicesse basta agli abusi della polizia verso i non W.A.S.P. (letteralmente, bianchi, anglosassoni e protestanti). E sì che nei distretti americani di cops di colore o non bianchi ce ne sono a iosa. In Italia, come al solito, si va in controtendenza. Senza giungere agli eccessi statunitensi - che vanno comunque e in ogni caso stigmatizzati - qui se a difendersi è il tutore dell'ordine, apriti cielo. Se spara, è la fine del mondo. Per la stessa azione in America sono "democratici", in Italia "razzisti". Con le anime belle della sinistra sempre pronte a prender le difese delle parti sbagliate.

Verrebbe da chiedersi chi siano i veri razzisti, in questo dramma che si sta svolgendo a livello internazione e che solo in Italia viene gestito in maniera così cialtronesca, quello della mancata integrazione per gli alti numeri dell'invasione. Torna in mente un episodio accaduto l'anno scorso che, una volta di più, sottilinea l'arroganza di chi piomba a casa nostra. Era accaduto a Martellago in provincia di Venezia. “Niente cristiani vicino a noi”, avevano urlato due rifugiati nigeriani e musulmani accolti nella cittadina di ventimila abitanti. Dimenticandosi di essere ospiti in un paese cattolico, avevano rifiutato sdegnosamente l'offerta di dividere l'appartamento con dei compagni di traversata di fede cristiana.


Come al solito, c'eravamo calati le braghe e i due, lasciato l’appartamento arredato di fresco, erano stati trasferiti in un altro stabile di lusso, a spese dei contribuenti cristiani. Il fatto era accaduto nel maggio 2015 in Veneto, dove i due clandestini avevano fatto la voce talmente grossa, pur di non condividere lo spazio con gli altri connazionali, da far giungere le Forze dell’Ordine. La palazzina che doveva ospitare i profughi, trasferiti dal centro di accoglienza di Bibione, che stava chiudendo, è una palazzina della prima periferia cittadina, presa in affitto ed arredata di tutto punto, lenzuola e pentole comprese, dall'associazione Cuore di mamma.


Associazione che, anziché sentirsi dire grazie, ha dovuto subire gli insulti dei due musulmani, convinti di dover essere sistemati in una suite privata. A spese nostre, ovviamente. All'idea di dover mangiare e dormire accanto a dei cristiani, i due si erano messi ad urlare, rifiutandosi di lasciare le valigie all'interno dell'appartamento e chiedendo di essere trasferiti immediatamente in un luogo più idoneo al loro rango. Il tutto, davanti agli allibiti martellaghesi che, dopo ore di urla e minacce da parte dei profughi, avevano chiamato i carabinieri. I due, per nulla intimoriti alla vista della Benemerita, avevano proseguito nel loro show, placandosi solo quando l'avevano avuta vinta. Ora siamo al passo successivo: se ti accoltello sei razzista se reagisci. Non ci sarà qualcosa di bacato, nella testa di quei politici "buonisti" che guardano senza dire nulla?




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