veniva spacciata per cartoleria

Moschea abusiva a S.Jacopino. Fiorentini (e grillini) incazzati con l'amico di Renzi

I Cinquestelle contro il sindaco Nardelli: "Lascia che ognuno faccia a modo suo, creando solo caos". La denuncia arriva dai cittadini

Redazione
Moschea abusiva a S.Jacopino. Fiorentini (e grillini) incazzati con l'amico di Renzi

Foto ANSA

Mascherata da cartoleria (tale la scritta sull'insegna) è invece una moschea a cielo aperto. Pardon, a porte chiuse, tra via Redi e via Maragliano nel quartiere S.Jacopino di Firenze. "La saracinesca è semi-abbassata, della carta da parete cerca di oscurare la porta a vetri ma tra una fessura e un’altra il colpo d’occhio è inevitabile. All’interno l’arredamento è spoglio, fatta eccezione per i lunghi tappeti, molto morbidi dove i musulmani pregano comodi", ha scritto il quotidiano La Nazione. Che ha raccolto le proteste dei residenti. Che fessi non sono ed han capito l'andazzo quando hanno visto "decine e decine di scarpe lasciate in strada, una accanto all’altra". Perché in moschea, si sa, ci si va scalzi.


"Non accettiamo zone franche dell’illegalità, tanto più in un momento di massima allerta terroristica", ha denunciato Francesca Lorenzi, che ha un negozio proprio lì accanto; "non abbiamo niente contro queste persone ma ci vorrebbe più controllo; non vogliamo che San Jacopino, un quartiere già con tanti problemi, si trasformi in un ghetto da cui tenersi lontani". Sul piede di guerra anche i grillini. Come Arianna Xekalos, che se la prende con il primo cittadino amico di Renzi, il piddino Dario Nardella, e dice: "Stanno arrivando continue segnalazioni da parte dei cittadini. Noi non siamo contro una religione piuttosto che un’altra, ma vorremmo che si rispettasse la legalità, sempre e ovunque. Il sindaco Nardella deve attivarsi per trovare un luogo adatto a coloro che vogliono professare la loro religione, e non lasciare che ognuno faccia a modo suo, creando come in questo caso soltanto del caos".


L'episodio rilancia il dibattito se sia lecito o meno concedere le moschee agli immigrati musulmani che comunque, bene o male, i luoghi di culto se li fanno anche da soli, abusivamente. Un cavallo di battaglia della Sinistra, specie in fase pre-elettorale. L'anno scorso la Tunisia - Paese islamico - aveva annunciato la chiusura di ottanta moschee ove si predicava il fondamentalismo, dopo l'attentato terroristico di Sousse. Fosse successo in Italia, le moschee le avremmo aperte. Sì, perché a casa nostra la Sinistra insegue la convinzione aberrante, su un modello già fallito all’estero, che solo la concessione dei favori a tutti gli islamici, poco importa se moderati o meno, ne favorisca l'integrazione.


Non si capisce se tale convincimento, che non potrebbe essere più lontano dalla realtà e che di fatto non propone una vera integrazione ma una sorta di assimilazione in stile Borg di Star Trek, sia frutto di un ragionamento o della paura dell'altro, che si è incapaci di gestire. Alla Sinistra italiana sfugge che, nella mente dell'islamico radicale, ogni concessione non è un passo avanti verso il dialogo, ma un atto dovuto e un diritto acquisito, una inevitabile concessione di noi khafir,  gli infedeli, “naturalmente destinati ad essere sconfitti perché un giorno l'Islam convertirà tutto il pianeta”. Paradossalmente anche i politici di Sinistra ragionano con lo stesso schema mentale; tendono difatti a leggere qualsiasi apertura, da parte delle forze di Centrodestra, alla loro linea politica non come mediazione ma come ravvedimento degli sciocchi, che ovviamente sono sempre gli altri. È la sindrome del primo della classe...

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