mattanze show? No grazie

Sopraffazione degli animali, un paradigma inessenziale

L'insostenibile sventatezza antietica ed antipedagogica nelle relazioni uomo-animale, che ancora si manifesta nei contesti degli zoo, delle saghe paesane, nei circhi, e nelle corride

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

Sopraffazione degli animali, un paradigma inessenziale

Alla luce di quanto è accaduto al gorilla Harambe, e considerando i molteplici abusi che gli uomini continuano a perpetrare nei confronti degli animali, mi chiedo spesso quanto valore possa avere, e quanto a lungo possa essere tollerata, una cornice cognitiva che si basi su una tradizione culturale, che ritenga sempre ancenstralmente superiore, sia emotivamente, che intellettivamente, l'uomo alle bestie. Spesso si inventano salvacondotti facili e giustificabili per poter bypassare insensatezza e crudeltà e soprattutto consentire una mistificazione profonda della realtà del mondo animale e del conseguente rapporto che intercorre tra noi e loro.


Proprio di fronte ai nostri occhi, si palesa la sprezzante ed egoica egemonia umana che sta incidendo sempre più insensatamente nei confronti della natura; non ci avvediamo forse come il nostro clima stia degenerando, e di quanto spesso siano stati ignorati i dettami del protocollo di Kyoto, e di come si continuino a massacrare con metodi sempre più cruenti animali in via d'estinzione (ad esempio gli elefanti, una specie presente da millenni sul nostro pianeta), senza ricorrere all'attenuante del bisogno ma solo per futili motivi o per il denaro? Occorrerebbe fermarsi a riflettere su quanto sia assurdo pascersi di manifestazioni in cui gli animali vengono costretti a subire umiliazioni e costrizioni di ogni sorta. Infatti potrebbe sembrare un comportamento gioioso e di svago recarsi agli zoo, nei circhi, nelle corride, o ad assistere alle saghe coivolgenti animali, cioè interagire con delle realtà in cui essi vengono usati per il pubblico divertimento, costretti in  condizioni incompatibili con la loro morfologia fisiologica.


Forse nessuno si interroga sul fatto che dietro a ciò che vediamo svolgersi in questi opprimenti ambienti è frutto di un lungo processo di sopraffazione su animali che spesso vengono prelevati dai loro paesi di origine, subendo interventi di addestramento atroci in cui vengono spesso bastonati, sedati, manipolati ed alterati nella loro identità più profonda... (pensiamo a quelle esibizioni circensi o a quelle saghe in cui si fanno correre anatre e galli o maialini che vengono rincorsi e colpiti con scope di saggina, o ad asini e buoi che trascinano pesi inverosimili, o ai tori che vengano istigati a gettarsi in folli corse per raggiungere un insensato traguardo, ma l'elenco sarebbe ancora molto lungo).

Si cerca perciò sempre di tollerare e di mostare acquiescenza, ammantanado il tutto con la patina di vetuste e culturali usanze che avrebbero le loro radici nel mondo Egizio, nei ludi e nelle venationes del Circo Massimo e cosi via...Ma tutto ciò è molto lontano dalla realtà, perchè ciò che prevale è solamente una attrazione cieca e barbara  che inneggia ad un deforme  entusiasmo collettivo trabordante di violenza. Il coinvolgimento del pubblico è tale che esso si presti ad essere "educato" ed assuefatto ad un passatempo forgiato solamente sull' abuso e sullo strazio del più debole, che viene "abusato" con competizioni sanguinose e rovinose, un sordido trofeo da esibire senza alcun coinvolgimento ma con un efferato ed insensato distacco emotivo.


Nonostante qualcosa stia cambiando (il mio plauso alla Corte di Strasburgo che ha appena tolto i finanziamenti UE alle Corride), la nostra società resta gerarchizzata, e non si avvede ancora che abbattere le barriere con l'eterospecifico significhi "in primis", entrare in consonanza e in cosimilarità con un alterità non poi così dissimile ontologicamente da noi. E ciò rappresenta un traguardo, in quanto l'identificazione con l'altro, e rispettare la natura non solo significa percepire un comune destino che lega umani e natura ma soprattutto poter affrontare alle radici il problema della violenza. Una violenza che purtroppo i bambini, spettatatori inconsapevoli, credono legittima in quanto viene loro insegnato quanto sia piacevole osservare animali spaventati in cattività e sotto coercizione che vengono derisi e ridicolizzati. Le conseguenze per loro, sono spesso sottostimate, perchè l'assuefazione alla crudeltà ingenererà in seguito nel bambino, comportamenti di soppraffazione e di prevaricazione anche nelle sue interazioni sociali, (e più volte lo abbiamo sottolineato).


Lasciare che il bambino si adegui a questa diseducazione alla insensensibilità, (portandolo agli zoo o nei circhi), dove possa ritenere normali le manifestazioni di dominio del più debole sul più forte e dove non gli risuonino interiormente i segnali di dolore dell'altro sia esso, un umano o un animale, non solo inibisce la sua intelligenza emotiva ma determina un futuro comportamento asociale e notevoli disturbi nella comunicatività e nella condotta. Gli zoo, ad esempio, sono tutte strutture anacronistiche, il cui unico scopo è quello di consentire alle persone di guardare gli animali senza entrarci minimamente in contatto, dove vigono regole superficiali e dove non si presta mai realmente una attenzione adeguata. Difatti ciò che è accaduto a Cincinnati dimostra quanta impreparazione e superficialità ci sia stata da parte di tutti nell'affrontare una tragica evenienza come quella che è avvenuta. Non si dovrebbe entrare in uno zoo come fosse un parco divertimenti, perchè gli animali che si trovano lì sono particolarmente sensibili perché si trovano in condizioni  innaturali, avulsi dal loro habitat nativo; inoltre occorrerebbero protocolli di sorveglianza e di intervento adeguati in grado di impedire che avvengano situazioni incresciose come quelle avvenute a Cincinnati.


Lo zoo può essere una struttura pericolosa se non adeguatamente circoscritta e mantenuta con scrupolose metodologie di sicurezza e supportata da team di etologi o professionisti in grado di interfacciarsi con ogni genere di animale tenuto in cattività, che ha una propria storia, un proprio carattere, una propria predisposizione istintuale. Gli animali che vengono ivi rinchiusi soffrono di depressione e danno luogo a comportamenti stereotipati anche autolesionisti; molto spesso si vedono i grandi carnivori giacere sempre in una sorta di sonnolenza abulica, o muoversi nevroticamente avanti ed indietro continuamente...La loro natura è stravolta, la loro identità è cancellata perchè è venuta meno la relazione etologica con il proprio ambiente di crescita, perchè ormai risulta disconnesso da tutto ciò che rappresenta la sua vera essenza, mentre rimane di esso solo una immagine sbiadita deprivata di tutto il suo valore esistenziale (e questa analisi si adegua perfettamente a circhi, saghe e corride).

Tornando al "casus belli" di Cincinnati, l'etologo Enrico Allevi, ha dichiarato che sia giustamente stato prioritario mettere in salvaguardia il bimbo e fermare Harambe, ma secondo Marchesini si sarebbe potuto agire diversamente senza arrivare all'uccisione di quel tipo di primate che probabilmente verso il bambino aveva mostrato atteggiamenti di accudimento tipici della sua specie (anche l'averlo preso in un certo modo). La presenza in loco di veterinari competenti che conoscevano il gorilla, avrebbe potuto determinare il "modus operandi" più consono alla situazione; intervenire sedandolo ad esempio o interagendo con lui in qualche modo.


Purtroppo ormai possiamo solo disquisire su ciò che è accaduto, indignarci o rassegnarci passivamente, o sperare che prima o poi come nel serial televisivo Zoo gli animali inizino a ribellarsi e pandemicamente ad assalire gli uomini rei di tanta barberie e dissennato accanimento contro di loro. Ma senza scomodare la fantascienza sarebbe sufficiente riconsiderare la relazione simbiotica e l'interdipendenza che vige tra uomo e natura; e che molto spesso umanizzare gli animali da una parte e sfruttarli come prodotti zootecnici o oggetti ludici dall'altra è un comportamento superficiale e criminoso. Rimuovere dalla nostra "cornice cognitiva" che essi come noi sono essere senzienti e dotati di una coscienza, e quindi non portargli rispetto, mentre si continua ad imporre la nostra visione antropocentrica del mondo, sta determinando nemesi sempre più incombenti sul genere umano. La perdita dei valori etici, la depredazione incontrollata delle risorse della Terra e gravi squilibri nella biodiversità che si ripercuotono ovunque. L'overshoot ecologico è già iniziato...

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