Dopo la strage di Dacca

Galli della Loggia fa a pezzi i buonisti: Islam, basta silenzi!

L'analisi controcorrente pubblicata sul Corriere: "I terroristi islamici seminano dovunque la morte ma l’opinione pubblica occidentale si sente ripetere che la loro religione non c’entra nulla. E perché non pensare a sanzioni contro l'Arabia Saudita?"

Marco Dozio
Galli della Loggia: "Come si può sostenere che l'islam non c'entri nulla?"

Foto ANSA

Sulla strage di Dacca, sui 9 connazionali torturati e sgozzati dai terroristi islamici, Ernesto Galli della Loggia scrive quello che altri non scrivono. In una lunga analisi pubblicata domenica sul Corriere della Sera, l’editorialista, non certo tacciabile di populismo, mette alla berlina la deriva del politicamente corretto che infesta e irrigidisce i grandi media italiani. Pericolosa perchè impedisce di leggere gli eventi per quello che sono e dunque di prospettare soluzioni politiche e culturali, prima ancora che securitarie. È successo per esempio, in un baleno, che la mattanza non sia più nemmeno islamica. Si parla ormai genericamente di terrorismo. “Verso la memoria di quelle vittime, dovremmo tutti prendere almeno un impegno di serietà e di verità. Dunque, parlando di ciò che li ha condotti alla morte, rinunciare al buonismo di principio, ai giudizi programmaticamente tranquillizzanti, agli equilibrismi – scrive della Loggia - Che ad esempio i maggiori quotidiani del loro Paese, quasi per farsi perdonare l’audacia di aver avanzato in un primo momento il sospetto che nella macelleria bengalese, vedi mai, la religione islamica c’entrasse qualcosa, che quei giornali, dicevo, immediatamente dopo si sarebbero sentiti in dovere, in omaggio a una presunta obiettività, di pubblicare articoli volti a rigettare il sospetto di cui sopra giudicandolo calunnioso e frutto di ignoranza, ebbene che una cosa simile sarebbe accaduta questo forse nessuna di quelle vittime è arrivata certamente a pensarlo”.


Il ritornello che la religione non c’entri nulla in queste stragi di innocenti ce lo sentiamo ripetere in modo ossessivo. “Anche questa volta è andata così. Per la strage di Dacca, come in tante altre occasioni da anni. E non certo solo da noi. Da anni infatti terroristi islamici seminano dovunque la morte ma l’opinione pubblica occidentale si sente puntualmente ripetere che la loro religione non c’entra nulla. Il più delle volte con l’argomento (evidentemente reputato in grado di chiudere la bocca a chiunque) che, a tal punto il terrorismo islamico non c’entrerebbe nulla con la religione islamica che spesso le sue vittime sono proprio gli stessi islamici – prosegue l’editorialista - Come chi dicesse che poiché le guerre di religione nell’Europa del Cinque-Seicento vedevano dei cristiani ammazzare altri cristiani, proprio per questo la religione con quella violenza non avesse nulla a che dividere”.


Ernesto Galli della Loggia smonta anche un altro luogo comune: “Le cose stanno ben altrimenti. «I jihadisti — ha scritto Tahar Ben Jelloun, conosciutissimo teorizzatore dell’Islam tollerante all’interno di un’auspicata tolleranza universale — prendono a riferimento dei versetti che erano validi all’epoca della loro rivelazione ma oggi non hanno più senso». Già. Ma mi chiedo: e chi è che lo decide quali versetti del Corano continuano ad «avere senso» e quali invece sono per così dire passati di moda? Chi? E in ogni caso non vuol forse dire quanto scrive Ben Jelloun che comunque in quel testo ci sono parole e precetti che si prestano e magari incitano ad un certo uso della violenza?”.


La realtà interpretata attraverso le lenti del buonismo, unita agli interessi economici e di potere di governanti europei e uomini d’affari, impedisce persino di considerare l’Arabia Saudita per quello che è. E qui Galli della Loggia spezza un muro di ipocrisia: “Per parlare infine di politica, dovremmo una buona volta porre anche il problema dell’Arabia Saudita, l’Arabia Saudita è il vero cuore della violenza terroristica islamista perché ne è di gran lunga il maggiore finanziatore. I soldi per le armi e le bombe destinati a seminare strage da Bombay a Parigi vengono quasi sempre da Riad. Ma egualmente da Riad proviene il fiume di soldi con cui negli ultimi decenni l’élite saudita ha acquistato in mezzo mondo (ma di preferenza in Occidente, naturalmente) partecipazioni azionarie, interi quartieri residenziali, proprietà e attività di ogni tipo. Trascurando nel modo più assoluto qualunque solidarietà islamica — ai disperati, spessissimo musulmani, che ogni giorno tentano la traversata del Mediterraneo, da loro non è mai arrivato un centesimo — ma curandosi solo di arricchirsi sempre di più e di mutare a proprio favore la bilancia del potere economico mondiale. – prosegue Galli della Loggia. “Ma perché, mi chiedo, non si possono immaginare nei confronti dell’Arabia Saudita e dei suoi dirigenti misure di sanzione, diciamo pure di rappresaglia, volte a colpire gli interessi di cui sopra? Proprio l’idea che agli occidentali interessi più il denaro di qualsiasi altra cosa è tra le cause di quel disprezzo culturale che ha non poco a che fare con lo scatenamento della violenza specialmente contro di essi. Quale migliore occasione, allora, per dimostrare che le cose non stanno proprio così, che ci sono anche per noi cose più importanti del denaro?”

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