Risorse violente, la gente dice basta

Spacciatore tunisino, parla la moglie della vittima. E la protesta esplode sui social

A Mestre un 38enne aggredito davanti ai suoi bambini di 10 e 6 anni da un immigrato, che gli aveva offerto di acquistare degli stupefacenti. Chi ha visto esprime la sua rabbia, chi legge si incazza ancor di più

Redazione
Rifiuta la droga e lo spacciatore immigrato lo massacra davanti ai figli

Una foto scattata dai residenti. Da Facebook

C'è rabbia e tanta voglia di giustizia nelle parole della moglie del 38enne aggredito nella picchiato domenica 10 luglio, attorno alle 9, in Via Fogazzaro a Mestre. Lei stessa e i figli della coppia, uno di 10 e uno di 6 anni, hanno assistito impotenti e terrorizzati all'aggressione: "Come ogni mattina mio marito era uscito per la passeggiata con i nostri cani", ha raccontato alla pagina Facebook Sos-Mestre. "Era tranquillo, mai si sarebbe aspettato quello che poi è successo. Ad un certo punto, infatti, sotto casa, uno spacciatore tunisino della zona, che noi conosciamo molto bene di vista, gli si è avvicinato per offrirgli della droga. Purtroppo almeno in questa zona lo fanno spesso, per loro è normale fermare i passanti e domandare se vogliono dello stupefacente". Ma l'uomo non è interessato alla droga e il pusher si altera. "Al rifiuto di mio marito", continua la donna, "lui ha cercato lo scontro e senza che avesse il tempo di capire quello che stava succedendo, lo ha preso a pugni al volto. Mio marito allora ha gridato e fortunatamente le urla hanno raggiunto un vicino di casa che è sceso in strada, ha rincorso l'aggressore e lo ha messo in fuga. Ho chiamato due volte la polizia e alla fine, quando ormai lo spacciatore era lontano, sono arrivati".

L'episodio, però, non si è esaurito così. Il malvivente, infatti, ha avuto il tempo di minacciare l'uomo prima di scappare: "So chi sei e dove abiti" gli ha detto. Purtroppo il degrado in quella zona è noto e la paura dei residenti, che cercano di continuare in qualche modo la vita di tutti i giorni, è tanta: "Mio marito non è andato in cerca di problemi, anzi cerchiamo sempre di evitarli. Ci conviviamo tutti i giorni con questa situazione solo che un'aggressione del genere non era mai capitata. Figuratevi che io per non avere guai non percorro mai il mio marciapiede perché passerei davanti a loro fermi sul muretto o davanti al bar dove si radunano. Anzi a volte evito anche il tratto di strada dove c'è un furgone parcheggiato perché penso sempre che si possano nascondere lì dietro. Ogni tanto il territorio è presidiato dalle camionette dei militari ma poi vanno via. E comunque, possono fargli poco o nulla. Quel che è peggio", continua la moglie, "è che il pusher conosce di vista mio marito e sa che è un padre di famiglia. Sa benissimo chi siamo, sa che siamo una famiglia con dei bambini. Ogni tanto lo incontriamo quando va nella moschea sotto casa nostra. Eppure non si è fatto scrupoli. I nostri figli hanno assistito alla scena dal terrazzo di casa, sono rimasti traumatizzati. Non è razzismo, questi sono delinquenti".

La priorità, ora, è denunciare l'accaduto: "Non è giusto sorvolare su queste cose. Certo dobbiamo convivere con il timore, ovviamente sarò sempre in pensiero quando mio marito uscirà ancora, o quando usciremo con i nostri figli. Siamo amareggiati perché siamo qui da tempo e noi, nati e vissuti qui, dobbiamo andare via e cambiare le nostre abitudini per colpa di queste persone. Non è giusto". Sul posto è arrivata la polizia del commissariato di Mestre che ha identificato il tunisino. La vittima ha riportato un trauma perioculare, un occhio nero, e i medici gli hanno dato sei giorni di prognosi. Il fatto ha indignato i residenti mestrini, esasperati dalla violenza e dal comportamento di alcuni clandestini della zona: sui social, in particolare sulla pagina del "Comitato Sos Mestre-Ve", monta la protesta e in tanti hanno voluto esprimere la loro solidarietà alla vittima, che poteva essere uno qualsiasi di loro.


"Una vergona, che Renzi abbia depenalizzato i reati, ma sicuramente l'ha fatto con un intento ben studiato", scrive sulla pagina social Giulia; "Ci sono ancora troppi buonisti che giustificano questi casi gravissimi solamente perché vivono in una campana di vetro, ma prima o poi tutti assaggeranno l'amara realtà!", commenta Marco; "Abbiamo scritto raccomandate a/r a Sindaco, questore e prefetto. Non è servito a niente! Chiamiamo la polizia e ci dicono di fare esposti...Chiudete una buona volta e definitivamente la moschea, chiudete i bar di via Artisti ed il call center in particolare, controllate i negozi e date un regolamento restrittivo alle loro attività. E controllate i proprietari, chi affitta a questa gentaglia! Vogliamo i nomi di questi italiani, è da anni che lo segnaliamo! E poi, da dove sbucano queste persone, tante e tutte in una volta?", si arrabbia Calimero, sempre sulla pagina Comitato Sos Mestre. Decine e decine di commenti, alcuni dei uali irriferibili, tana è l'esasperazione della gente. Meditate, politici, meditate...


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