SCHEGGE DVRACRVXIANE

L’odio dei “nuovi” patrigni contro i bambini che non sono loro

In molte violenze, comprese quelle perpetrate da parte di padri e madri naturali, gioca un ruolo pesante il clima di diseducazione alla genitorialità creato dal lassismo post-sessantottino

Helmut Leftbuster
L’odio dei “nuovi” patrigni contro i bambini che non sono loro

“Patrigni” e “matrigne” trovano nello stesso digrigno onomatopeico del loro appellativo la conferma filologica della congenita malevolenza che tali figure, in un mondo reale e non in quello delle favolette buoniste, nutrono nei confronti della prole dei loro partner. Se non mediata dalle acquisizioni etico-sociologiche proprie della concezione umana e affettiva evolutasi alle nostre latitudini, infatti, la percezione della prole preesistente ad un nuovo coniugio rimane fatta di concorrenza affettiva e usurpazione gerarchica. L’amore tipico della filiazione naturale non è un atto di fede politica o religiosa, ma un’esigenza biologica della specie.

Ebbene, aver insufflato a bella posta, in una società già ideologicamente disgregata dal punto di vista familiare, una massiva dose di maschi “single” in età fertile, ha favorito la creazione di coppie nelle quali uomini senza scrupoli e soprattutto portatori di culture retrive e fallocentriche, circuiscono con le buone o con le cattive donne più o meno “single” la cui prole pregressa diviene per essi solo un ostacolo ambientale ed economico.


Ed è proprio tale circostanza a far scattare le violenze che spesso la stampa politicamente corretta ascrive al solito capitolato celestiale fatto di banalità come “disagio familiare”, “relativismo culturale” e altre analoghe idiozie da borsetta (solo negli ultimi mesi i casi si sprecano: San Fruttuoso, Genova24.it del 18 febbraio; Ragusa, TgCom del 30 maggio; Novara, il Fatto Quotidiano del 25 maggio; Milano, Il Messaggero del 22 maggio).


Indubbiamente in molte di queste violenze, comprese quelle perpetrate da parte di padri e madri naturali (violenze che, ahinoi, non mancano), gioca un ruolo pesante il clima di diseducazione alla genitorialità creato dal lassismo post-sessantottino; se con l’ideologia abortista hanno violentato la naturale predisposizione della donna alla maternità, con l’egotismo materialista proprio della concezione 2.0 del cittadino-consumatore, hanno avvelenato quel naturale senso di paternità che dovrebbe estendersi a qualsiasi “figlio del proprio popolo”, e non solo a quelli generati o partoriti.


L’amore per il “ghenos”: un sentimento tenero e tenace che i vituperati Spartani conoscevano e coltivavano già 3000 anni fa, ma che i loro eredi sembrano aver smarrito per cazzeggiare su FacebookL’ennesimo colpo sferrato alla già precaria prolificità occidentale.

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