CAOS IMMIGRAZIONE

I turchi sparano ai profughi, altri morti a causa dell'immigrazione senza controlli

Secondo l'Ong Human Rights Watch guardie di frontiera anatoliche avrebbero ucciso 5 migranti siriani

Redazione
Confine ungherese

Foto ANSA

Di immigrazione senza controllo si continua a morire, non solo nel Mediterraneo. Secondo l' Ong Human Rights Watch, da sempre impegnata nella difesa dei diritti umani in tutto il mondo, anche in Turchia dove, i soldati schierati al controllo della frontiera, avrebbero usato violenza e intimidazione, respingendo infine i profughi provenienti dalla Siria e diretti nel paese, fino a provocare la morte di alcuni di loro. A prova delle affermazioni sono le numerose testimonianze raccolte nel periodo compreso tra marzo e aprile dell’anno in corso. La HRW si è subito fatta sentire tramite il suo portavoce, Gerry Simpson, ricercatore impegnato nella sezione profughi, che dichiara: “Mentre alcuni funzionari turchi affermano di accogliere i rifugiati siriani a braccia aperte, le loro guardie di frontiera li uccidono e li picchiano". 


Ad oggi sarebbero cinque le persone uccise dalle guardie di frontiera del paese anatolico, tra loro vi è un bambino, vittima innocente di questa tragedia. Non solo, sarebbero attestate anche diverse persone ferite dai colpi di fucile, talune anche in condizioni gravi. Lo stato turco continua a dichiararsi estraneo ai fatti descritti e millanta invece di favorire l’arrivo dei profughi nel paese, tanto da promuovere la cosiddetta “politica delle porte aperte”, come riporta,il Ministero degli Affari Esteri di Ankara. Alla Turchia è stato chiesto di effettuare controlli sugli stanziamenti al confine e sulle proprie truppe schierate in loco che potrebbero essere coinvolte nelle uccisioni, ma anche di permettere a chi scappa dalla guerra, di entrare nel paese senza respingimenti.


Possibile sia meglio continuare a contare i morti dell'ondata migratoria anziché gestirla? Pare davvero che, ai governi europei, importi solamente darsi un'immagine di finta solidarietà invece di affrontare di petto la questione. Il tutto continuando a finanziare, con miliardi di Euro delle nostra tasse, la Turchia, un paese dove il Premier Erdogan abbassa ogni giorno di più l'asticella dei diritti civili in favore di un islam sempre più radicale e intollerante, che strizza l'occhio ai "tagliagole" dell'Isis.


È impossibile controllare, nei luoghi di partenza, chi vuole arrivare in Europa, e salvare dai viaggi della disperazione coloro i quali davvero fuggono da un conflitto e bloccare gli immigrati economici?
Sembra si o forse è più semplice commemorare le tragedie il giorno dopo, del resto i morti scaldano il cuore e permettono di etichettare come razzisti gli oppositori politici. 

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