Il santo diavolicchio

Solanacee, i peperoncini sono originari dell’America Centromeridionale, ove vennero coltivati per millenni. Si diffusero in tutto il mondo a seguito delle invasioni spagnole

Redazione
Il santo diavolicchio

Foto ANSA

I peperoncini messicani sono piccoli e di sapore pungente; si consumano anche essiccati e sono diffusissimi in Messico. Quelli spagnoli, dal sapore piccante, sono prevalentemente usati per condire piatti a base di pesce o salsicce; gli habaneros, originari delle Indie Occidentali, sono bombati e molto piccanti; i bird’s eye, lunghi un paio di centimetri, sono i più piccanti in assoluto; i lombok, di color rosso vivo, sono una specialità della cucina indonesiana; il peperoncino di Cayenna, il più noto, è lungo e affusolato e diffuso ovunque. E ancora, il rocotillo è simile ad un funghetto verde rosso, il cascabella è solo ornamentale, il sandia hot messicano è lungo 20 cm, il guajillo è dolce, lo sweet cherry è particolarmente aromatico.

Papa Wojtyla l’ha ribattezzato “il santo diavolicchio”, per le sue proprietà terapeutiche. Difatti è utile nelle distorsioni e nei dolori causati da colpi o da reumatismi ed artriti; aiuta a rallentare la caduta dei capelli; cura la depressione; combatte il fumo; è utile nelle laringiti (con gargarismi). Si usa anche per i disturbi collegati al rallentamento della circolazione sanguigna, dalle coliche alla cattiva digestione; per la cura dei geloni (ma solo in assenza di escoriazioni) e del raffreddore.

Applicato come pomata o unguento, o impregnandone dell’ovatta, aiuta nella cura di reumatismi ed artrite, attirando il sangue verso la superficie ed assorbendo il dolore. Questo rimedio omeopatico era conosciuto in Europa sin dal XVIIº secolo ed ha un preciso fondamento scientifico: esso provoca sulla pelle una sensazione di calore, causata dalla stimolazione delle terminazioni nervose periferiche a cui segue un maggiore afflusso di sangue nella zona trattata.

La credenza che il peperoncino possa intervenire efficacemente nella cura della depressione è assai diffusa nella medicina omeopatica indiana. Secondo l’Ayurveda occorre difatti mescolare 1,5 g di polvere di peperoncino a 1,5 g di pepe nero macinato; aggiungere un cucchiaio di miele, mescolare tutti gli ingredienti ed assumere questo cocktail esplosivo ogni mattina con del latte caldo! Il sapore è disgustoso e poco indicato per i palati occidentali; di sicuro si sa che le sindromi depressive spingono spesso l’organismo, in fase di reazione, ad assumere sostanze dal gusto particolarmente forte.


Essendo strettamente imparentato con il tabacco, il peperoncino può aiutare nella sopportazione delle crisi da astinenza da fumo; meglio ancora, aiuta a liberarsi dal vizio stesso, diminuendo la dipendenza. Essendo ricco di vitamina C, è stato recentemente inserito nelle sigarette, per diminuire i danni provocati dalla nicotina.

 

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