la concorrenza sleale del riso vietnamita

I risicoltori italiani soffocati dalla Ue

Coltivatori italiani a rischio default a causa dell'importazione incontrollata del riso asiatico. E l'Unione Europea, indifferente come sempre, non tutela né i produttori né i consumatori nostrani

Stefania Genovese
Riso bozza

Il nostro paese ha un grande passato storico nella coltivazione del riso; occorre perseguire degli obbiettivi che salvaguardino la produzione di questo cereale e tornino a valorizzare ed incrementare un antico sistema rurale, continuando inoltre a sviluppare procedimenti atti a garantire, come è sempre stato, un prodotto di ottima qualità.


L'Italia è stata sempre all'avanguardia nel comparto risicolo (234 mila ettari coltivati), tuttavia sempre di più in molte zone della nostra penisola (specificatamente al Nord), possiamo osservare quanti campi un tempo adibiti alla coltivazione del riso, giacciano dismessi. Mi è capitato di parlarne personalmente anche con giovani che chiedevano sostenibilità per le proprie aziende agricole e che si sforzavano di conseguire un migliore rendimento.


Ma quando si domanda loro, la motivazione per cui molti cessino la propria attività di risicoltori, la risposta è sempre la medesima: "Il riso asiatico è per noi un concorrente troppo sleale; a basso costo, ormai dilagante ovunque, se pur privo di quei controlli qualitativi necessari". L'europarlamentare Angelo Ciocca è ben consapevole di quanto sia importante per il nostro fatturato economico questa produzione, a fronte di una ampia filiera in cui operano quasi 4265 aziende, ed un congruo numero di industrie e di addetti nel settore. Per questo motivo ha ritenuto necessario segnalarne la problematica alla Commissione Europea.


"Gli operatori del settore", ci dice Ciocca, "invece di essere tutelati e premiati per la loro capacità e maestria nel produrre un riso pregiato ed apprezzato mondialmente vengono invece penalizzati e costretti a subire l’importazione vertiginosa di riso da Paesi meno avanzati come Cambogia, Myanmar e Vietnam. Paesi esenti da tassazione; è dunque quanto mai necessario adottare politiche protezionistiche, anche mediante i dazi doganali per impedire la proliferazione nei nostri mercati di prodotti scadenti provenienti da Paesi Terzi; se non si adotteranno queste misure cautelative e non si sosterranno adeguatamente i nostri coltivatori, la compagine risicola italiana si impoverirà, incorrendo così in gravose ripercussioni economiche".

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