la clinton ed il "tetto di cristallo"

La nuova sparata di Hillary: "Ha vinto il maschilismo"

La candidata addebita la vittoria di Trump all'impossibilità di una donna di diventare presidente negli Stati Uniti

Andrea Tabacchini
La nuova sparata di hillary: "Ha vinto il maschilismo"

Il poster icona del femminismo "ritoccato" nei social con il volto di Hillary

Le prime parole che la sconfitta Hillary Clinton ha rivolto alle sue sostenitrici donne sono state “non possiamo rompere quel tetto di cristallo, ma un giorno succederà”. La candidata del Partito Democratico si sta ovviamente riferendo alla (mancata) possibilità di vedere una donna per la prima volta alla Casa Bianca. Si tratta insomma di un tentativo di addebitare la vittoria di Trump a quel “tetto di cristallo” che sarebbero il maschilismo e l'impossibilità di una donna di diventare presidente. Alle parole della Clinton si è unita Ellen Schrecker, nota leader femminista americana, che ha commentato la vittoria repubblicana affermando che le donne “vedono sfumare qualcosa per cui hanno lottato per tutta la vita”.


D'altronde buona parte della campagna elettorale democratica, sia negli States che in Europa, è stata proprio indirizzata a sensibilizzare gli elettori verso la possibilità di vedere per la prima volta nella storia americana una donna alla Casa Bianca. Poco importa dunque che la Clinton sia la responsabile delle peggiori sciagure in Nord Africa e in Medio Oriente, o che sia invischiata in torbide storie di corruzione e malgoverno; è una donna e tanto basta per farne il candidato ideale per tutto il mondo progressista e radical chic occidentale.

Eppure in molti si dimenticano che prima di Hillary Clinton furono ben 12 le donne aspiranti presidente, con la prima addirittura nel 1872. Alcune di queste arrivarono molto vicine a essere scelte come candidate e la maggior parte militavano nel Partito Repubblicano. Lo stesso per cui si è candidato il “misogino” Donald Trump.

Tra pochi mesi un altro grande Paese occidentale, la Francia, si appresterà a eleggere il suo futuro presidente. Ad ambire a quel ruolo potrà esserci Marine Le Pen, leader del Front National e alleata strategica della Lega Nord di Salvini. Per coerenza i progressisti tanto desiderosi di vedere finalmente una donna presidente dovrebbero sostenerla compatti. Ironia a parte, aspettiamoci scene da operetta per giustificare i loro voltafaccia e la loro incoerenza.

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